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Dal rapporto CONI “I numeri dello sport” presentato a Roma il 14 luglio di quest’anno emerge come, soprattutto nel 2021, siano cambiate enormemente le modalità di praticare sport, preferendo oggi una modalità non strutturata: meno iscrizioni ai corsi, meno attività in luoghi a pagamento (soprattutto tra le donne)

Il report nasce come risposta ad alcuni quesiti: com’è stato condizionato il nostro modo di fare sport in questi ultimi due anni? Quali sono stato gli effetti della pandemia? Qual è il quadro attuale?

Nel 2020 la popolazione, nei periodi di confinamento, ha comunque cercato di mantenersi fisicamente attiva praticando attività all’aria aperta non appena possibile.

Dai dati presentati dal rapporto CONI emerge un calo evidente della pratica continuativa dello sport: sono sempre meno le persone che si dedicano ad attività sportive per più di due volte a settimana.

I numeri

Vediamo i numeri: come emerge dai grafici soprastanti a partire dal 2017 è evidente un aumento costante del numero di persone che praticano sport a livello continuativo (24.8 nel 2017, 25.7 nel 2018, 26.6 nel 2019, 27.7 nel 2020), interrotto drasticamente nel 2021, ove si assiste a un balzo indietro equiparabile alle stagioni 2014/2015.

Contemporaneamente aumenta in maniera sensibile il numero di persone che pratica attività saltuarie, seppur nel complesso la popolazione tenda ad essere più sedentaria rispetto al trend di crescita pre-pandemia.

Sono in particolare i giovani e gli adolescenti coloro tra i quali è in aumento la sedentarietà, come emerge chiaramente da queste immagini, nelle quali il confronto tra il 2019 e il 2021 è piuttosto eloquente.

Tra questi sono principalmente tre le variabili che influiscono sul risultato finale: in primis l’esempio in famiglia. È emerso come quasi otto ragazzi su dieci facciano sport quando entrambi i genitori sono abituati a farlo, a differenza di coloro che hanno come esempio entrambi i genitori sedentari: poco più di tre su dieci.

Un secondo elemento è il titolo di studio dei famigliari: negli ultimi 20 anni la pratica sportiva è aumentata soprattutto tra le persone con titolo di studio più alto. Terza e ultima variabile è, inevitabilmente, quella economica: maggiori sono le disponibilità economiche maggiori sono le possibilità di avere tempo libero e di utilizzarlo per fare sport.

Seppur le prospettive sembrino essere più rosee per il 2022, ad oggi l’impatto dell’emergenza sanitaria (ed economica) è stato forte: nel 2021, solo il 12,7% delle famiglie residenti in Italia (3 milioni 300 mila) ha sostenuto spese per attività sportive contro il 22,9% nel 2019; sempre nel 2021, il 2,3% (600 mila famiglie) ha sostenuto spese per articoli sportivi, mentre nel 2019 i dati si aggiravano intorno al 3,1%. Sono, peraltro, le famiglie giovani e numerose a sostenere di più le spese per l’attività sportiva.

Uno sguardo al futuro

L’attuale congiuntura economica potrebbe infatti ridurre la pratica sportiva delle famiglie con minori risorse economiche e non essere uniforme sul territorio, accentuando lo svantaggio del meridione e dei piccoli comuni.

La diffusione dei dati del Censimento non profit 2022, a fine anno, metterà in luce il ruolo delle istituzioni sportive, realtà spesso giovani e radicate nel territorio, nella promozione e nello sviluppo dello sport in Italia. Ruolo oggi di primaria importanza soprattutto nell’ottica di tornare a coinvolgere nuovi giovani, anche per evitare ricadute negative sotto il profilo fisico, psichico e relazionale.