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Una causa che andava avanti da 25 anni quella tra adidas e H&M, vinta ufficialmente dall’azienda svedese.

Per il colosso tedesco dello sportswear, l’accusa nei confronti di H&M, ma anche di Marca Moda, C&A e Vendex, è quella di aver violato le sue ‘Three Stripes”, marchio registrato, confondendo e traendo in inganno i consumatori sulla provenienza di prodotti estranei all’offerta di adidas, fregiandosi del suo caratteristico simbolo.

Secondo la corte però, l’inganno non sussiste, in quanto “deve esserci un reale rischio di confusione da parte del consumatore ordinario medio informato, avveduto e attento riguardo i prodotti o servizi in questione”.

Anche le ricerche di mercato effettuate a riguardo hanno resa infondata l’accusa del brand tedesco: solo il 10% del campione di intervistati, di fronte ai capi in esame, ha menzionato il rimando all’azienda tedesca. Una percentuale ritenuta insufficiente e che ha deposto a favore di H&M, la quale in risposta ha inoltre spiegato che le strisce impiegate avevano una funzione puramente decorativa e che su alcuni pattern e motivi così comuni, come appunto quello incriminato, nessuno dovrebbe poter detenere alcun diritto d’autore nell’utilizzarli con un mero scopo estetico.

Sulla questione si era pronunciata anche la Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) che aveva circostanziato nel 2008 l’argomentazione di H&M: se è vero che un marchio non può vietare ad altri player di utilizzare un pattern ‘generico’ come le strisce con una funzione decorativa o descrittiva, questo non sarebbe sufficiente a scagionare il gigante svedese se non ci fosse dalla sua parte anche la corretta e univoca percezione dei consumatori, centrale nel determinare se esista effettivamente un rischio di sovrapposizione con il logo registrato.

La prima vittoria del gruppo svedese risale a gennaio, quando la corte d’appello dell’Aia ha evidenziato le differenze d’uso delle strisce impiegate dai due brand, escludendo che si trattasse di una violazione di proprietà intellettuale.

A ottobre la corte suprema olandese ha poi definitivamente respinto il ricorso di adidas, condannandola al pagamento delle spese sostenute da H&M per la causa, circa 80mila euro.

Tuttavia per adidas la questione non è ancora chiusa. È infatti ancora aperto il contenzioso con Thom Browne, anch’esso accusato di aver imitato, al limite del plagio, le sue ‘Three stripes’, e con il retailer Fashion Nova.