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Questo è il decimo anniversario della salita sul podio dell’atleta Black Diamond Jérémy Prevost al Verbier Xtreme, un appuntamento fisso che vede ogni anno sfidarsi i migliori freerider del mondo, nonché tappa conclusiva del Freeride World Tour. A 3.222 metri d’altezza gli skiers si sfidano tra strettissimi canaloni, estremamente pendenti, che assicurano uno spettacolo a dir poco mozzafiato.

Jérémy Prevost in questi 10 anni è cambiato, è cresciuto e il suo rapporto con il freeride e la montagna è, di conseguenza, mutato. Una nuova consapevolezza muove il freerider francese, che è accompagnato da Black Diamond in ogni sua curva.

Dieci anni…

“Sono già passati 10 anni dal podio del Verbier Xtreme. Un secondo posto nella sosta e un terzo posto nella classifica generale. E durante la mia prima stagione sul circuito. A 21 anni avevo le zanne quando ci penso. Da allora ho sciato su innumerevoli discese.

Oggi non sono sicuro che mi rivedrò mai più con un pettorale… Ho trascorso un totale di due anni nel Freeride World Tour, con un ottimo primo anno, concluso da un secondo anno completamente incasinato. Non ero competitivo e ho dovuto dire addio al FWT. Una decisione difficile da digerire che ha portato all’abbandono anche dello sci. Non riuscivo a capire come avevo potuto rovinare quella seconda stagione, in quanto fino ad allora tutta la mia vita era ruotata intorno alle competizioni, dunque era per me impossibile concepirla senza. Ma soprattutto senza un titolo di campione del mondo di freeride.

Per fortuna in 10 anni un po’ d’acqua è passata sotto i ponti. Ho imparato a gestire le mie emozioni e i miei fallimenti. Anche se, a 32 anni, non voglio più indossare il pettorale, ma resta ancorata in me la passione per lo sci.

Oggi guardo la montagna in modo diverso. Ci saranno nuove sfide a stimolarmi ogni giorno. Non vorrei mai perdere anche solo una giornata di sci e desidero sfruttarla ognuna al meglio.

Guardando indietro, però, non tutto è cambiato. Le linee che tracciavo in allenamento e in gara sono ancora lì e ancora mi fanno sognare. Ripercorro gli stessi pendii ancora e ancora, ma con una visione diversa. La mia tecnica si è evoluta con le stagioni, gli anni, oggi sono più interessato alla velocità che alle linee difficili. Amo allungare le curve.

Il Bec des Rosses ha accompagnato la mia carriera di sciatore professionista, fa parte della mia storia. In competizione, niente è paragonabile a questo versante. È il volto mitico del tour, il santo graal del circuito! Quando hai corso sulla Bec, il ricordo ti accompagnerà per tutta la vita. E con un podio come bonus, è indescrivibile”.

Molte persone hanno dimenticato questo periodo e questi risultati, ma non io.

Questo podio rimarrà con me per tutta la vita e come uno dei miei ricordi più belli, se non il più bello.

Lo scorso inverno sono tornato a sciare su questa parete dopo essermi chiesto a lungo come fosse senza pettorale. Ho avuto la fortuna di gareggiarci due volte (secondo e sesto in classifica), ma non l’avevo mai semplicemente sciata. È stato bello tornare senza la posta in gioco della competizione e con un nuovo modo di approcciare allo sci. Non c’era nessuna voglia di saltare, ma quella solo di scoprire una nuova pista e sciare per puro piacere. Adesso sono uno sciatore diverso. Non salto perché devo saltare. Salto perché voglio saltare.

Ora, con l’esperienza e il senno di poi, ho imparato a dedicare del tempo, durante la stagione, alle giornate sugli sci con le persone che amo. In passato sicuramente me ne sono dimenticato, e forse ero troppo concentrato sulle gare e sugli allenamenti. Fortunatamente, ora ne sono consapevole, e non voglio mettere da parte la vita reale, o privarmene. Questo, secondo me, è uno dei punti chiave del successo: trovare un equilibrio.

Quando gareggi, tendi a chiuderti in una bolla. Hai i paraocchi e guardi solo il tuo obiettivo. Vivi per la competizione e scii per la competizione. È difficile distinguere ciò che aiuta da ciò che ostacola il tuo successo. Nel 2012 la pressione mi ha preso e mi ha divorato… non sapevo come gestirla… È stato un grosso schiaffo in faccia, una battuta d’arresto. A volte mi manca ancora il pettorale ma sciare con la mia famiglia, adesso, è una priorità.

La competizione, il conforto della gloria, dura solo un po’… Ma la felicità fornita dai miei cari è tutto”.