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“Tanti torneranno anche a fare sci in pista, ci sarà una multidisciplinarietà dello sci in futuro e questo aumenterà la cultura per la montagna e per lo sci”.

Filippo Menardi, 39 anni, guida alpina, maestro di sci e ambassador Salomon. Un profilo di tutto rispetto quello del grande appassionato di freeride e freetouring, che racconta quanto questa disciplina stia appassionando sempre più sciatori spinti dalla necessità di sperimentare nuovi modi di vivere la neve.

Filippo Menardi

E lo fa ripercorrendo una discesa tra i pendii di Cortina, un luogo che ha scritto, sta scrivendo e scriverà la storia dello sci italiano e internazionale. Nella “Perla delle Dolomiti” l’avvento del fuoripista nasce molto prima che le competizioni internazionali vedessero la luce e negli ultimi anni si è in parte tornati a quell’idea di sci.

Ecco cosa ci ha raccontato Filippo secondo la sua esperienza professionale.

Cortina è il centro del mondo dello sci alpino, ma anche il freeride più autentico qui trova una dimensione assoluta. Ce ne parli?

Ora ci siamo di nuovo riaffermati, non solo Cortina, ma tutto l’Arco Alpino come zona freeride e questo ovviamente aiuta per differenziare l’offerta che viene data ai clienti. Cortina è sempre stata abbastanza famosa nella nicchia di chi faceva freeride negli anni scorsi e ultimamente è tornata a essere molto rivalutata. Ci sono degli itinerari che hanno reso Cortina famosa, per esempio ‘Bus de Tofana’ che percorreva già mio nonno, classe 1912. La difficoltà del freeride a Cortina è particolare così come in tutte le Dolomiti. La maggior parte delle discese sono abbastanza ripide, abbastanza strette, quindi con canali e pareti, con potenziali salti, la sciata è un po’ più difficile rispetto a tante altre zone delle Alpi. Riesce ad apprezzarla alla massima potenza chi ha un buon livello di sci. Questo è un po’ quello che fa la differenza rispetto ad alcune località in Austria e in Svizzera, luoghi in cui chi inizia il freeride è sicuramente facilitato. Quindi Cortina come dimensione dello sci fuori pista è considerata ad alto livello appunto per questa conformazione delle montagne che fa sì che tantissime discese siano abbastanza impegnative.

Cosa di potrebbe fare secondo la tua esperienza professionale per dare alla località un impulso al freeride/backcountry?

Il Covid ha velocizzato moltissimo il percorso che era già iniziato negli ultimi anni a livello alpino, ha decisamente spinto questo passaggio. Essendo chiuse le piste da sci, la gente che era abituata ad andare in montagna, come chi ha la casa o chi ha già l’abitudine di passare tante giornate sugli sci o sulla neve, ha dovuto inventare qualcos’altro per passare il tempo. Era un percorso già scritto nella migrazione tra lo sci in pista e il fuori pista, freeride o backcountry. Questo inverno inoltre c’era moltissima neve già da inizio stagione e anche questo ha permesso a moltissimi sciatori di poterlo fare, anche in tempi diversi, con giornate più belle e condizioni più sicure. Tanti torneranno anche a fare sci in pista, ci sarà una multidisciplinarietà dello sci in futuro e questo aumenterà la cultura per la montagna e per lo sci.

Questo inizio di primavera ha regalato condizioni ideali d’innevamento, quali sono le ultime discese e/o canali che hai affrontato?

Non ho fatto cose particolari o stranissime, la cosa bella di questa stagione è che ho potuto sciare molto e con le condizioni di neve di questa stagione si potevano fare discese molto più lunghe arrivando fino in paese. In stagioni normali dal punto di vista della neve, bisogna evitare certe uscite e soprattutto gli ultimi tratti di queste discese perché non c’è neve. Quest’anno si poteva veramente scendere da qualunque versante fino al paese o fino alla strada senza doversi preoccupare di non trovare neve, il che ha permesso di fare gite e discese che non si riescono a fare tutti gli anni, ma che già venivano fatte negli anni passati.

Dalla tua esperienza di guida alpina e maestro di sci avverti un cambiamento tra il pubblico? C’è voglia di esplorare nuove dimensioni dello sci?

Come dicevamo prima il Covid ha direzionato un po’ la gente a provare la nuova dimensione dello sci fuori pista, del backcountry e dello sci alpinismo: in molti inizialmente erano un po’ preoccupati e spaventati dalle varie sfaccettature, dal punto di vista fisico della camminata fino all’attrezzatura per la salita, così come la discesa e poi tutta la questione sulla sicurezza dalle valanghe ai luoghi in cui non ci sono strade, ma solo sentieri. Ci si muove comunque sempre sulle tracce di chi ci è già andato, soprattutto per chi lo approccia ed è quindi abbastanza sicuro. Moltissima gente però cercava proprio questo: ci hanno chiamato tante guide che sciano da molto tempo e avevano veramente voglia di provare. Abbiamo lavorato moltissimo sia con adulti sia con ragazzi.

Qual è il tuo set-up ideale come sci/scarponi?

Per quanto riguarda le uscite sci alpinistiche sopra i 1.000 metri che faccio soprattutto con amici e qualche cliente, uso uno scarpone Salomon Mtn Lab e sci Salomon Mtn Explore 95, la classica attrezzatura da sci alpinismo, abbastanza larga sotto il piede: sono alto 190 cm per 90 kg, è uno sci che permette di fare tantissimo, molto eclettico, va bene per ogni situazione, ha un buon peso. Funziona benissimo in gite parecchio lunghe e in discese di qualunque situazione. Quando poi invece la neve è più bella o comunque cerco qualcosa di diverso dalla sciata, la gran parte delle volte che vado con i clienti, ho usato moltissimo il Salomon QST 118 con attacco shift o con “attacchino” a seconda della tipologia di sciata: lo shift per andare forte in discesa, l’attacchino per un’andatura più calma, così facevo un po’ meno fatica in salita, però mi piace moltissimo usare sci larghi per essere comodo in discesa e sentirmi più sicuro. In primavera ho iniziato a usare il Salomon QST 106 sempre montato con attacco shift: è un settaggio un pochino più strutturato che permette altre dinamiche soprattutto sulle nevi primaverili sia in salita che in discesa; è uno sci più stabile e un po’ più duro, quindi permetteva parecchio.

Sei tra i primi in Italia che sta sciando con la grossa novità sci 2021-2022, il QST BLANK. Ci dai le tue impressioni?

È uno sci che mi piace molto, dalla forma, rinnovata rispetto al QST 118, alla punta, molto interessante in quanto abbastanza larga, che mi piace molto soprattutto per condizioni di neve difficili perché è proprio qui che uno sci fatto bene fa la differenza. Funziona molto bene in situazioni in cui si ha necessità di una struttura forte, infatti, permette curve anche sulla neve primaverile, a livello di pop dà molta spinta, quindi se anche vuoi uscire dalle curve è super.