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La mattina di lunedì 12 aprile è stata all’insegna di Prowinter, nella sua versione digitale. Ad aprire le danze della quarta edizione di Ski Rental Summit, la tavola rotonda che vede come protagonista il settore del noleggio del comparto neve.

La pandemia con cui stiamo facendo i conti da più di un anno ha cambiato le nostre giornate e soprattutto moltissime dinamiche: da qui nasce il bisogno di analizzare quanto successo.

Al centro della convention digitale non solo i numeri raccolti grazie alla ricerca approfondita di Prowinter Lab, ma soprattutto le testimonianze di coloro che vivono in prima persona la realtà del noleggio. A moderare Alfredo Tradati, coordinatore di Prowinter Lab.

I dati di Prowinter Lab

Sono stati 270 i noleggi italiani (pari al 27,5% del totale) contattati, che hanno risposto a un questionario di 20 domande indagando i cali di fatturato, di personale e le intenzioni di acquisto; delle imprese contattate il 59,3% dei casi svolge attività di solo noleggio, il 34,7% invece tratta di negozi con noleggio annesso, mentre il 6% di scuole sci con servizio noleggio.

La ricerca, che è stata distribuita regionalmente, ha evidenziato che il 42,2% dei casi ha aperto la propria attività per un senso di “servizio alla comunità locale” ,per offrire l’opportunità di noleggiare attrezzatura necessaria per la pratica dello sci di fondo, dello sci alpinismo o delle ciaspole. Invece il 57,8% ha sospeso la propria attività proprio a causa dell’incertezza: la stima nazionale conta 550 noleggi chiusi.

Sono stati indagate anche le percentuali di ordinativi effettuati per la stagione 20/21 sulle varie tipologie di prodotto, dallo sci all’abbigliamento: i dati rivelano un massimo del 30% degli ordini effettuati rispetto allo scorso anno, ma importante anche la percentuale di imprese che non hanno ordinato nulla.

Un altro dato da sottolineare riguarda il fatturato: il 75,6% dei noleggi dichiara un calo del 100% e il 20,4% un calo del 70%; possiamo stimare un calo di fatturato nazionale pari a 330 milioni, pari al -89% rispetto allo scorso anno.

Sulla base di questi dati, ben il 61,8% degli intervistati dichiara che non rinnoverà il parco dei prodotti a noleggio per la stagione 21/22.

Le domande hanno anche interessato la categoria economica di appartenenza per quanto riguarda l’inquadramento del personale: prevale il commercio con il 56,3% seguito dall’artigianato con il 45,2%. Inoltre è stato chiesto se il noleggiatore fosse informato circa i programmi di ristoro economico, sia governativi sia regionali e provinciali: il 60,8% non ha notizie in proposito e il 18,3% dichiara di essere solo parzialmente a conoscenza di azioni in atto nella propria regione/provincia.

I protagonisti di Ski Rental Summit

Michael Nendwich, presidente di Fedas (Federazione Europea Dettaglianti Articoli Sportivi)

“È stato un inverno molto difficile e noi rivenditori di articoli sportivi ne abbiamo risentito fortemente. Le restrizioni erano diverse di Paese in Paese e alcuni stati hanno aperto gli impianti come in Svizzera o in Austria. In Europa i negozi sportivi sono rimasti chiusi tra il 40 e i 75 giorni, dati che rivelano un impatto differente sui diversi stati e anche sulle vendite: nella categoria dello sci alpino si è rilevata una perdita fra il -60% e il -90%; si è invece assistito a un boom dello scialpinismo con un +50% sia in Austria che in Svizzera, anche se in altri Paesi come l’Olanda ci sono state perdite fino al -80%. Anche le ciaspole hanno segnato un incremento del +50% in tutti i Paesi montani.

Si deve differenziare tra il mercato urbano con negozi che vendono prodotti come bici e altri sport, e i negozi delle aree turistiche che dipendono da clienti che viaggiano: in Austria gli store in aree uristiche hanno avuto una perdita di fatturato fino al -90%, il restante 10% è dato dal mercato locale. In Paesi che invece hanno subìto meno restrizioni come la Svizzera notiamo solo un -32% nei negozi in aree turistiche e un -21% nelle zone urbane. Questo è un momento cruciale (quello degli ordini) che avrà un impatto importante sulla prossima stagione; abbiamo nazioni “positive”, in cui ci si aspetta un volume di ordini del 50% sulla stagione scorsa e altre “più pessimiste”, che si attendono dal 10% al 20% in meno degli ordini dell’anno passato”.

Edoardo Rizzi, titolare di Rent and Go Sport Edy di Pozza Vigo di Fassa (TN)

“La nostra attività familiare è rimasta bloccata l’11 marzo 2020 e se tutto va bene riuscirà ad aprire nel mese di dicembre: ciò significa essere rimasti quasi 21 mesi con l’attività chiusa. Abbiamo 11 dipendenti che, a causa dei continui rinvii del governo, sono stati tenuti in standby e che alla fine sono dovuti rimanere a casa. Ovviamente avevamo provveduto agli acquisti per la stagione cambiando di parecchio il parco attrezzi, tutte spese a cui dobbiamo far fronte, oltre a quelle fisse. Noi lamentiamo il fatto che forse, dal punto di vista politico, si sia dato per scontato qualcosa che scontato non è, ovvero il fatto che la chiusura degli impianti è sinonimo di chiusura per un intero territori, che vive esclusivamente di turismo. Per la prossima stagione è necessaria un’apertura certa, un altro lockdown sarebbe insostenibile. Dobbiamo imparare a convivere con il virus e il vaccino è l’unica via d’uscita”.

Stefan Hittaler, rappresentante del Gruppo D’Acquisto E.G. Südtirol e titolare dello Sport Monny a Obereggen (BZ)

“Negli ultimi 30 anni non si è mai verificata una stagione simile, è stato un vero disastro. Noi lavoriamo prevalentemente con il turismo e, di conseguenza, abbiamo visto solo qualche amico e cliente affezionato per la parte di vendita. Per noi la stagione invernale conta al 90% e ai primi di gennaio avevo ben chiaro che sarei dovuto andare a lavorare tutto l’anno per niente. Nel Gruppo di D’Acquisto E.G. Südtirol si contano una trentina di negozi: il mio, che è posto in montagna, ha registrato il -90% mentre gli altri, che sorgono in zone più urbane, sono riusciti a lavorare bene grazie agli sport outdoor invernali”.

Corrado Macciò, presidente Pool Sci Italia e geneal manager di Head Italia

“Il lavoro del Pool è quello di raccogliere le positività e le negatività di quelle che sono le due stagioni passate, una interrotta a metà e una mai iniziata. Le stime di fatturato per il 2021 ci dicono che probabilmente registreremo solo il 10/15% di ciò che è stato fatturato nel 2019. Le aziende sono venute incontro ai propri partner e hanno presentato collezioni carryover in modo da non svalutare i prodotti già acquistati, però non nego quanto si faccia fatica a incassare ciò che è stato spedito; pur capendo le problematiche di tutti e andandogli incontro, per le aziende è necessario che rientri la liquidità già uscita. Il problema è generale, tutti dobbiamo fare il possibile e aiutarci a vicenda. Per quanto riguarda le prospettive io sono abbastanza convinto che appena ci sarà la possibilità di ripartire, si ripartirà. Un segnale lo abbiamo avuto prima del 14 febbraio, quando si sarebbe dovuto aprire: molti negozianti hanno confermato che la gente è entrata nei negozi, questo è un segnale positivo. Le persone hanno voglia di fare sport”.

Valeria Ghezzi, presidente Anef (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari)

“Abbiamo visto in questo mancato inverno quanto sia importante comunicare, perché effettivamente la sfida più importante e tardiva è stato cercare di far capire a chi ci governa che non chiudevano un impianto e una pista ma comunità intere, e i noleggi fanno parte di queste. Quest’anno abbiamo scoperto che il mondo socio-economico e produttivo della montagna non era per niente chiaro a chi doveva prendere le decisioni, ed è il tema su cui stiamo ancora lavorando per i ristori. Oggi tendo a essere ottimista e a dire che, grazie ai vaccini, ci sarà la ripresa di una quasi normalità in cui ci saranno ancora dei vincoli. Ci prepariamo a qualche cambiamento che sarà anche culturale, per esempio si andrà a sciare avendo prenotato lo skipass e non acquistandolo sul posto. Nnoi lo mettiamo in conto. Per ripartire abbiamo bisogno di un aiuto, è innegabile. Non ho alcuna certezza ma mi auguro che quando arriveranno gli indennizzi e i ristori servano anche a darci quella possibilità di ricominciare, restando sul mercato, perché abbiamo Paese oltralpe in minore difficoltà. Noi dobbiamo cercare di adattare e adeguare la nuova attività – in cui rientrano anche i noleggi – alla situazione e il noleggio stesso sarà uno dei servizi più importanti, perché permette di non fare scelte definitive e costose. La differenza la farà la qualità. È necessario poi pensare anche all’estate, con delle offerte che possano assicurare il guadagno nella doppia stagione”.

Andrea Formento, presidente Federfuni

“La montagna deve essere unita, un insieme di persone e di aziende che vanno con le proprie rappresentanze a rivendicare un diritto, un diritto al lavoro, un diritto di vivere sul proprio territorio e avere quell’opportunità che hanno coloro che vivono nei territori che non sono montani. In termini di lavoro, credo che oggi non ci debba essere un’alternativa al turismo proprio per questo, però il movimento turistico nel suo insieme deve essere in grado di rappresentare quest’esigenza. Anche i noleggiatori possono fare la loro parte, ma devono trovare delle associazioni che rappresentino le loro esigenze e li ascoltino, per rivendicare la necessità di lavorare e difendere le prerogative del lavoro. Questa è la prima grande sfida che dovremo affrontare e su cui dovremo confrontarci. Lo sforzo fatto da Anef e Federfuni di cercare di rappresentare tutto il mondo del turismo invernale non deve essere dimenticato e, nello stesso tempo, deve servire per far capire che la montagna unita può fare molto di più. Oggi non ci possiamo permettere di perdere nessuna attività, che sia anche solo un negozio o noleggio, un bar o un ristorante. Siamo al limite della sopravvivenza e per superare questo momento è indispensabile l’unità. Dobbiamo insistere perché la politica consideri la montagna alla stregua di qualsiasi altra attività economica”.

Claudio Corratati presidente di CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) e vicepresidente di Fiera Bolzano

“In questo anno e mezzo è emerso fortemente il ruolo della rappresentanza che probabilmente, per alcuni comparti come questo, non ha saputo cogliere l’importanza della chiusura totale di un comparto, com’era quello della stagione invernale. Qui, nella provincia di Bolzano per esempio, si è cercato più volte di spingere per tenere aperto il mercato locale, quindi abbiamo sentito la necessità di essere insieme e compatti, un segnale importante che la rappresentanza deve cogliere”.