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L’ambassador Salomon Paolo Pernigotti, 33 anni è un’esperta guida alpina e un grande appassionato di freeride e freetouring; ha portato il suo amore per la montagna e la sua professionalità oltreconfine, fino in Medio Oriente, precisamente in Turchia per un’avventura emozionante in cui ha potuto realizzare il grande sogno di unire il suo know-how al viaggio.

Un’esperienza che ha lasciato traccia nel suo già ricchissimo curriculum. Nelle parole di Paolo si respira la vera passione che dipinge ogni cosa di bellezza, come solo gli sguardi puri di chi ama davvero quello che fa riescono a fare.

Ecco il suo racconto denso di dettagli emozionanti, che fanno davvero sognare di poter riuscire vivere un’esperienza come la sua sulle montagne internazionali.

Come è iniziata questa esperienza e come è stata organizzata?

“È il 19 di febbraio e, come quasi ogni giorno, sono sugli sci. Arriva un messaggio di Whatsapp da parte di Raphaël Richard, guida alpina svizzera specializzata in viaggi di scialpinismo e freeride in tutto il mondo con cui ho collaborato a Sestriere durante una giornata di heliski, che mi annuncia di aver bisogno di una guida in Turchia (Heliski) dal 26 febbraio al 07 marzo. Controllo il calendario, cerco immediatamente di capire se è possibile muoversi dall’Italia e confermo la mia presenza. Dopo un anno esatto dal mio ultimo viaggio sci ai piedi, finalmente si torna a viaggiare. Lavorare viaggiando con gli sci è un sogno che si sta realizzando per davvero. Ho letto un articolo di diversi anni fa su questa meta ‘esotica’, dove si parlava di un posto ancora molto selvaggio. La base di Ayder di Turkey Heliski è gestita da Thierry Gasser, guida svizzera d’esperienza con un curriculum di tutto rispetto. Vengo affidato a Stéphane Hottinger – lead guide della base e soccorritore operativo in Svizzera – per una giornata di formazione sul funzionamento e la disposizione della base: essendo un po’ fuori dal mondo, qui lo staff si occupa di tutto, dal meteo alla stabilità del manto nevoso, dalla verifica del materiale di sicurezza alla preparazione di sci e snowboard che alcuni clienti affittano direttamente in loco, dalla preparazione degli elicotteri al mattino alla rimozione della neve sull’helipad durante le nevicate, così come all’attività di guida durante la giornata e un eventuale soccorso in caso di emergenza, un team che coopera sette giorni su sette, 24 ore su 24. Il terreno di gioco qui è davvero immenso, 5.000 km2, più o meno come l’area che va dal Sempione fino a Chamonix sulle nostre Alpi. Le formule vendute dalla compagnia sono due: Classique, con quattro gruppi di cinque sciatori (quattro clienti e una guida) che vengono alternativamente portati in quota verso la discesa successiva, e l’opzione Privé organizzata con elicottero privato per un gruppo di amici, una formula che permette di andare a vedere i luoghi più remoti dell’area sciabile”.

Come si è sviluppata la tua permanenza?

“L’hotel Haşimoğlu dove abbiamo soggiornato è stato restaurato e adattato a tutte le esigenze degli sciatori, a partire dall’elisuperficie costruita per i due elicotteri all’esterno, alla ski room dove ogni cliente può lasciare scarponi e zaino ad asciugare ogni sera, fino al laboratorio dove le guide si occupano di sciolinare, sistemare e preparare il materiale personale e dei clienti della compagnia. Il sabato sera arrivano i clienti, dalla domenica parte la nostra settimana di heliski. Il primo giorno si parte con un briefing sull’approccio all’elicottero e sull’utilizzo del materiale di autosoccorso, un rapido test pratico sul campo e poi si scia. Il resto della settimana, il programma è più o meno tutti i giorni lo stesso: risveglio muscolare e stretching con le massaggiatrici, colazione, partenza del primo gruppo di sciatori seguito dagli altri gruppi, fino poi a mezzogiorno con il pranzo in montagna ai piedi di qualche bella montagna del massiccio del Kaçkar. Nel pomeriggio si pratica heliski fino a esaurimento gambe, per poi rilassarsi con sauna, jacuzzi, bagno turco, massaggi e relax. In caso di brutto tempo, gli elicotteri purtroppo non possono volare, così vengono proposte attività alternative: scialpinismo, ciaspolate e visite guidate della regione. Una volta entrato nel loop, la settimana passa veloce ed è tempo di rientrare. Felice per la proposta, torno in Turchia dal 12 al 21 marzo per una seconda esperienza in questo paradiso del freeride. Praticare heliski è molto impegnativo, ma anche molto stimolante; in queste due settimane, essendo la guida più giovane tra professionisti del settore e piloti provenienti da tutto il mondo, ho cercato di imparare il più possibile. Per gli amanti dello sci, un’esperienza di questo livello è assolutamente da provare una volta nella vita”.

Come ti sei preparato per la Turchia?

“È stata un’offerta di lavoro, in un anno molto particolare, che mi ha permesso di partire dall’Italia e di vedere posti magnifici a me totalmente sconosciuti. La preparazione è la stessa ogni anno: a inizio stagione ci si allena con il kit di autosoccorso – artva, pala, sonda – e poi si cerca di sciare il più possibile, impianti, pelli o elicottero. Quest’anno, visti gli impianti chiusi, ci siamo trovati a fare un sacco di scialpinismo. Questa possibilità di fine stagione, mi ha permesso di togliermi un po’ la voglia di sci”.

Quanto tempo dedichi mediamente alla settimana alla montagna e ai tuoi allenamenti?

“La mia vita in inverno è sugli sci, per me non esiste altro: avendo la fortuna di lavorare sulla neve, in media dedico a questa attività, come scialpinismo, freeride, freetouring, cinque/sei giorni a settimana, ogni tanto anche sette giorni su sette. Il limite è dato dal fisico, quando sento di essere senza energie mi prendo un giorno o due per riposare. Si ferma il corpo e si usa la testa, perché anche nel lavoro di guida alpina, esiste una parte organizzativa che nessuno vede”.

L’aspetto più sorprendente ed emozionante?

“L’aspetto più emozionante è sicuramente il fatto di viaggiare e potersi immergere nuovamente in culture diverse dalla nostra. La Turchia è un paese affascinante, il cibo è buonissimo, le persone sono molto accoglienti e la regione in cui sono stato è meravigliosa. Come per le mie amate Alpi Marittime, anche qui ci si sposta rapidamente dal mare alla montagna, in circa un’ora di macchina, si passa dalla spiaggia del Mar Nero al villagio di Ayder, una valle molto incassata e caratteristica, un vero mix tra passato e presente: ci sono piccole palafitte e abitazioni costruite nei posti più impervi, campi di the – una delle principali risorse del luogo – e allevamenti di trote. Nel medesimo contesto, si nota una forte spinta per lo sviluppo e la crescita del turismo, piccoli bungalow sospesi, ristoranti tipici con terrazze a sbalzo sulle gole, zip-line, kayak, rafting e piccoli “uffici guide” per trekking e altre attività legate all’outdoor. Oltre all’aspetto del viaggio in sé, per me è stato molto stimolante lavorare in un team internazionale dove si parlano francese, inglese e tedesco, potersi confrontare con guide provenienti da altri Paesi e vedere come è stato organizzato il lavoro di heliski in un Paese come la Turchia, dove per esempio il soccorso alpino non esiste (in caso di emergenza è lo staff che si occupa di gestire il soccorso e buona parte delle guide in presenti sono anche tecnici di elisoccorso). Ultimo ma non meno importante, è l’aspetto legato alla montagna e al volo in elicottero. Quando ero un ragazzino guardavo i video di freeride e sognavo a occhi aperti di essere portato a sciare da quei mezzi incredibili. Oggi è diventato realtà: il mattino si sale in elicottero fuori dall’hotel e dopo cinque minuti siamo a 3.000 metri con cielo azzurro e 40 centimetri di neve fatta durante la notte precedente. Basta indicare al pilota dove vogliamo essere lasciati e poi si scia; cinque minuti di discesa, togliamo gli sci e dopo un attimo l’elicottero torna a prelevarci. In un giorno arriviamo a fare anche 13/14 discese. Qualità e quantità, troppo bello!”.

La tua attrezzatura ideale?

“Sicuramente uno sci largo e lungo, che permette di galleggiare al massimo in neve profonda e che garantisce stabilità ad alte velocità. Il Salomon QST 118 è lo sci ideale, strutturato, ma allo stesso tempo facile, divertente sia in campo aperto, sia nel tecnico. Attacco fisso e scarpone performante. Ho portato con me il nuovo Salomon Shift Pro 130 e il mio tanto amato Ghost 130 (la più bella scarpa da freeride che ho mai avuto). Al polso avevo il mio Suunto 9 Baro, necessario per misurare i metri di dislivello sciati dal gruppo. Un vero gioiellino”.

Durante il resto dell’anno Paolo si dedica a arrampicata, alpinismo, canyoning e mtb sulle montagne di casa e sfruttando questa “scusa” per viaggiare.