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Erano stati promessi i ristori a tutti quei professionisti che, da oltre un anno, non hanno avuto la possibilità di lavorare a causa della non apertura degli impianti sciistici. Sono oltre 15.000 in Italia. Oltre 15.000 famiglie che dipendono dal turismo invernale e dal “mondo neve” e che non hanno ancora ricevuto 1 euro di ristoro.

La situazione in cui si trovano migliaia di maestri di sci è a dir poco drammatica, l’inverno volge al termine per la seconda volta, nessuna ora di lezione svolta, nessun guadagno, nessun ristoro. E, com’è già stato detto svariate volte da novembre a questa parte, “non si tratta solo di una sciata”.

I professionisti della neve si sono sentiti umiliati nella dignità di persone e di lavoratori con l’ennesimo rinvio della partenza della stagione comunicato lo scorso 14 febbraio, la sera prima della programmata ripartenza di una stagione che, seppure ridotta al minimo, poteva ancora dare una boccata d’ossigeno al comparto. Tanto più che migliaia di maestri di sci e le oltre 400 scuole sci si erano attrezzati e organizzati con massimo rigore, pronti ad attenersi scrupolosamente ai protocolli e vademecum previsti con la professionalità che da sempre caratterizza la categoria.

Passano i giorni, scorrono le settimane, si susseguono promesse e rassicurazioni ma di risposte concrete a sostegno di questa categoria ancora non ce ne sono.

È doveroso e fondamentale ricordare che la professione del maestro di sci – perché è a tutti gli effetti una professione con tanto di albo – è stagionale. Da marzo 2020 sono state solamente sostenuto spese, per l’acquisto delle attrezzature personali, per mantenere e attrezzare le strutture con tutti i dispositivi per garantire la massima sicurezza al momento della ripartenza (mai avvenuta), pagando gli affitti, le utenze, sostenendo le spese dei dipendenti assunti a più riprese e continuando a pagare le varie tasse e contributi. Considerato che si potrà ricominciare a lavorare – se andrà bene – a dicembre 2021, il tutto assume i contorni di una tragedia economica.

“In questa situazione drammatica, come professionisti della neve riconosciuti tali dalla legge 81/1991, chiediamo di ricevere giusti e concreti sostegni ed essere considerati, come lo siamo, primari attori del sistema montagna al pari degli impianti di risalita e dei rifugi. Infatti, i maestri di sci sono un anello fondamentale dell’offerta turistica della montagna e hanno un importante ruolo nell’organizzazione locale promovendo la pratica turistica dello sci.

Inoltre le scuole di sci, costituite prevalentemente – ma non solo – come Associazioni tra Professionisti (A.T.P.), si impegnano a prestare la propria opera nelle operazioni straordinarie di soccorso, a collaborare con le autorità scolastiche per favorire la più ampia diffusione della pratica dello sci nella scuola, nonché a collaborare con gli altri enti e operatori nelle azioni promozionali, pubblicitarie e operative intese a incrementare l’afflusso turistico nella stazione ove operano. I maestri di sci, tutti lavoratori autonomi professionisti intellettuali obbligati, per esercitare, all’iscrizione individuale nell’apposito albo professionale (ex art. 2229 c.c.), devono quindi essere considerati a pieno titolo come una componente fondamentale del comparto montagna e come tali devono essere sostenuti/risarciti in questo drammatico momento per tutto il comparto, al pari degli impianti di risalita e dei rifugi con un provvedimento a essi dedicato che tenga conto delle diverse forme organizzative in cui svolgono l’attività professionale e non come lavoratori stagionali.

In questo contesto non riconoscere il giusto ruolo ai maestri di sci significherebbe un ennesimo umiliante schiaffo a tutta la categoria, dopo la presa in giro perpetrata la sera del 14 febbraio ch,e oltre a lasciare migliaia di famiglie in condizioni precarie, scoraggerebbe centinaia di giovani che si sono avvicinati a questa professione, vedendo in essa una concreta opportunità di sviluppo professionale.

La montagna, i maestri di sci e tutti i suoi operatori meritano rispetto ed è bene ricordare che i padri costituenti della nostra Repubblica sancirono all’art. 44 della carta costituzionale questo ineludibile e sacrosanto principio!”.

Questa la dichiarazione congiunta dei presidenti Maurizio Bonelli (Amsi) e Giuseppe Cuc (Col.Naz.).