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Se nel Belpaese la stagione sciistica non è mai partita, oltre le Alpi, in Svizzera, si è scelto di non bloccare un settore che genera ricchezza al Paese, lasciando gli impianti sciistici aperti e adottando tutte le misure necessarie per evitare la diffusione del virus.

In Italia, invece,il continuo singhiozzo delle istituzioni ha gettato tutto il settore montagna in un’importante crisi. Per la quinta volta da dicembre, il ministro della salute Speranza ha rinviato l’apertura degli impianti, questa volta al 5 marzo; una decisione che ha generato non poche polemiche e reazioni, tra cui il recente annuncio del presidente della Valle d’Aosta Erik Lavevaz che non dà speranza all’ipotesi di una riapertura.

Circa le ipotesi che imputano la diffusione della variante inglese del virus proprio allo sci ha risposto Martin Nydegger, direttore di Svizzera Turismo, in un’intervista alle testate CH-Media:Abbiamo ricevuto tanti attacchi dall’estero, ma la nostra scelta si è rivelata vincente. L’apertura delle piste da sci non ha provocato focolai rilevanti e, anche nei luoghi in cui si sono verificati contagi, siamo riusciti a limitarli all’interno degli alberghi, grazie al pronto contenimento da parte delle autorità sanitarie”.

La nostra reputazione non è stata danneggiata, anzi l’aver gestito bene questi casi ha rafforzato la nostra immagine. La curva di nuovi contagi sta scendendo in tutta la Confederazione e l’aver garantito l’apertura degli impianti in maniera responsabile ha permesso a tanti nostri connazionali di usufruire delle vacanze invernali e ritrovare un po’ coraggio e fiducia, seppure in un momento così difficile”, ha aggiunto Nydegger

Prende posizione anche Berno Stoffel, direttore dell’Associazione delle Funivie Svizzere: “Si tratta di speculazioni. Le misure di protezione adottate negli impianti rimasti aperti sono efficaci. E la loro sicurezza è anche comprovata da un esame comparativo con altri mezzi di trasporto”.

E ancora, poco meno di qualche giorno fa, Valentin König, direttore degli impianti di risalita Aletsch Bahnen, ha dichiarato all’Agi quale sia stato il “metodo svizzero”: “Il governo federale, e quindi anche il cantone del Vallese, ha lanciato un’ampia campagna di screening di massa. E i dipendenti del turismo adesso sono sottoposti a test a intervalli regolari”.

Sembra infatti che si sia investito davvero molto nelle misure anti-contagio, partendo dalla sanificazione delle cabinovie (la cui capienza è ridotta a due/tre persone) sino a cinque volte al giorno durante l’orario di utilizzo, alla riprogettazione delle aree davanti a biglietterie e impianti e le sale d’attesa, sino all’obbligo di mascherina e distanziamento in tutti gli edifici degli impianti di risalita e sui mezzi di trasporto.