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Il via libera ai Mondiali di Cortina 2021 è stato dato a una condizione: che la manifestazione si svolgesse a porte chiuse. Questo per impedire il diffondersi del virus. Rigido il protocollo di sicurezza che la Fondazione ha presentato per gestire l’emergenza e che si articola su un sistema a bolle, preso a modello da quello usato dalla FIS per le gare di Coppa del Mondo. A spiegarlo è stato Michele Di Gallo, direttore del settore Operations, che ha seguito l’organizzazione di un sistema di tamponi e tracciamento a tutto campo e che ha un valore complessivo di 500.000 euro.

In cosa consiste il protocollo Covid del Mondiale?

Una divisione abbastanza semplice e logica che funziona tramite un’organizzazione a bolle. Sono stati creati quattro ecosistemi: il gruppo rosso composto da tutti gli atleti e i tecnici, quello giallo che sono gli operatori media, dai giornalisti della stampa, alla tv e radio, il gruppo blu che racchiude lo staff della manifestazione oltre ai molti volontari che partecipano e infine la bolla verde, ovvero gli ospiti che per diverso titolo presenziano alla manifestazione. Il principio è semplice: tenere il più separate possibili queste bolle, con le interazioni che deve essere fatta all’interno di singoli gruppi e possibilmente in divisioni interne ancora più ristrette.

Quanti tamponi sono previsti?

Il tema dei tamponi è venuto come passaggio successivo. La strategia è stata quella di impostare un’azione di monitoraggio molto serrata e frequente. Tutto lo staff sta facendo un tampone rapido ogni tre giorni da metà gennaio. I rossi e i gialli seguono la stessa strategia con due tamponi PCR in più fatti a carico loro prima di venire a Cortina. Prevediamo di arriva a 20/22.000 tamponi totali entro la fine della manifestazione. Sono stati fatti anche alle attività commerciali che interagiscono con le persone partecipanti: albergatori, personale degli esercizi ricettivi, dei rifugi, dei ristoranti. Abbiamo cercato di creare una bolla ampia sul paese di Cortina, con questa azione che si è portata dietro una serie di complessità logistiche. Abbiamo allestito quattro centri di prelievo, di cui uno costruito ad hoc.

Che valore ha un’operazione del genere a netto di tutte le attività che ci hai spiegato?

L’operazione è costata circa 500.000 euro, un extra budget stanziato per questa situazione. Una spesa necessaria che ci ha permesso di poter dare vita all’evento. Probabilmente l’azione sui tamponi è stata la chiave di volta per farci approvare tutto l’evento nelle ultime settimane di dicembre e inizio gennaio, quando la situazione di questa zona era molto grave. A oggi non abbiamo riscontrato molte positività, più che altro abbiamo riscontrato casi prima di venire qui che ha impedito alla persona in questione di partecipare fisicamente. I casi ce li aspettavamo più alti, invece non raggiunge nemmeno il 2%. Dobbiamo comunque tenere estremamente monitorata la situazione.

Troverete l’intervista completa sul prossimo numero di SnowBusiness Mag.