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Il 15 febbraio – data indicata come quella di possibile apertura dei comprensori sciistici – si fa sempre più vicina, ma la situazione di assoluta incertezza permane. Si attende, infatti, il via libera da parte del Comitato tecnico scientifico, che si deve ancora pronunciare sulle ultime modifiche apportate al protocollo sicurezza da parte della Conferenza delle Regioni nei giorni scorsi.

Nel frattempo Anna Ferrino, presidente di Assosport (Associazione Nazionale fra i Produttori di Articoli Sportivi), rivolgecome fatto nei mesi scorsiun appello alle istituzioni per invitarli a  salvare il prima possibile un comparto che quest’anno è senza dubbio stato messo in ginocchio.

“In questi mesi difficilissimi gli imprenditori della neve sono stati a più riprese chiamati a dare prova di coraggio e responsabilità: innanzitutto nei confronti dei propri dipendenti, garantendo loro continuità nei pagamenti degli stipendi, ma anche nei confronti dei clienti, ovvero tutti quei negozi rimasti con montagne di merce invenduta in pancia e alle prese con l’impossibilità di pagarla”.

“Due qualità (coraggio e responsabilità) che auspichiamo caratterizzino il prossimo esecutivo”, prosegue. “Non importa di che colore politico sarà, quel che importa è che faccia presto. A chi siederà a Palazzo Chigi chiediamo che intervenga subito, per salvare quel che resta di una stagione messa in ginocchio dalla prolungata chiusura degli impianti sciistici: le aziende del comparto stimano un crollo delle vendite tra il 50% e il 60%, con conseguenze drammatiche sugli ordini delle nuove produzioni, su cui pure hanno investito realizzando prodotti eccellenti, che ricadranno pesantemente sulla prossima stagione invernale”.

Non c’è più tempo da perdere, conclude Ferrino. “Da Roma ci dicano una volta per tutte se c’è la volontà di riaprire le piste da sci e si impegnino a ristorare anche le aziende dello sport. Quelle della montagna, ma non solo”.

Ricordiamo che Assosport conta 120 aziende in tutta Italia per oltre 300 brand, 9.300 addetti e un fatturato aggregato che sfiora i cinque miliardi di euro, che corrisponde a quasi il 40% del totale messo a segno nel 2019 da tutta l’industria italiana dello sport.