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14 Gennaio 2021

Dopo l’Alto Adige, anche Trentino e Valle d’Aosta appoggiano l’ipotesi di non fermare lo sci almeno ai residenti

Anche il Trentino, come l’Alto Adige, avanza l’idea di aprire gli impianti di risalita almeno per i residenti. L’idea è dell’assessore al turismo Roberto Failoni che porterebbe la Regione Autonoma a muoversi come i “vicini”. In corso un’importante confronto in Conferenza Stato Regioni sul tema turistico invernale e domani si prenderà una decisione in merito.

La montagna chiede a gran voce una data certa, o meglio, un no o un sì. Se la decisione definitiva sarà quella di non aprire affatto e di rimandare l’appuntamento con lo sci alla stagione 2021/22, allora che ci si concentri con serietà sui ristori per tutti gli operatori del settore. 

“Dalla Conferenza Stato Regioni –  dice Failoniusciremo con un documento congiunto delle regioni alpine più l’Abruzzo da consegnare al Governo centrale. Riguarderà i ristori certi, sicuri e immediati per quanto concerne le aziende del settore interessare e i lavoratori”.

Anche la Valle d’Aosta non abbandona l’idea di aprire la stagione dello sci. Lo dice chiaramente l’assessore regionale alle attività produttive, Luigi Bertschy: “Sappiamo che i comprensori più grandi potranno non aprire nella loro completezza, sappiamo che non avremo clienti stranieri, e nemmeno l’afflusso cui siamo stati abituati sinora, ma vogliamo aprire, vogliamo creare l’indotto economico minimo per garantire almeno qualche periodo di lavoro alle attività, per l’assunzione di stagionali”.

Sulla ripartenza “l’incertezza regna ancora sovrana e ciò la dice lunga sull’attenzione che viene data a un sistema economico di tale importanza: siamo estremamente amareggiati per l’incapacità del governo di capire che dietro a una sciata c’è economia e lavoro”. 

La chiusura dello sci finora ha generato una perdita complessiva di 11-12 miliardi di euro all’economia di montagna – secondo la prima stima fatta dalle Regioni – che ora ha bisogno di almeno 4-5 miliardi di ristori.