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12 Gennaio 2021

“È necessario mettere in campo misure immediate e proporzionate per le imprese e per i lavoratori stagionali”. Lo ribadiscono le Regioni, che di fronte all’annunciata ipotesi di un nuovo rinvio dell’apertura degli impianti di risalita, si dicono disponibili da subito nella collaborazione istituzionale per trovare una soluzione condivisa e immediata.

Quello a cui si sta assistendo infatti è un punto di volta importante che, se non correttamente gestito, può portare l’intero settore turistico invernale a imperversare in uno stato di crisi profonda. “Prendiamo atto dell’ipotesi annunciata dal governo di un nuovo rinvio dell’apertura degli impianti di risalita, prevista nell’attuale Dpcm il 18 gennaio, e del conseguente incremento della crisi di tutto il comparto turistico invernale della montagna, e chiediamo al governo di assumere un impegno serio nei confronti di questo settore, garantendo ristori certi, immediati e proporzionati alle perdite subite”, scrivono le Regioni in una nota congiunta.

“Durante i lavori della Commissione Speciale Turismo della conferenza delle Regioni e delle Province autonome – continuano i rappresentanti delle Regioni – sono emerse le richieste che saranno avanzate al governo, in particolare una data garantita di apertura, ristori certi e immediati e proporzionati al minor fatturato della stagione agli impianti di risalita e a tutte le attività correlate. Stabilita una data certa sarà necessario dare continuità all’attività degli impianti di risalita nel rispetto delle limitazioni previste dalle linee guida del protocollo approvato dal Cts. La dinamica della diffusione del virus, e quindi la suddivisione delle zone a colori, determinerà, le relative limitazione in ordine alla mobilità delle persone piuttosto che al restringimento dei servizi”.

Secondo il Barometro del turismo pubblicato da Federalberghi, il calo del fatturato dei servizi turistici è stato del 71,4% nel secondo trimestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, ma ha colpito più pesantemente i servizi di alloggio (-88,3%), rispetto a quelli della ristorazione (-64,2%).