In questo articolo si parla di:
31 Dicembre 2020

Le Regioni hanno chiesto di rimandare l’apertura degli impianti sciistici al 18 gennaio e non al 7 gennaio come originariamente stabilito. Questa la proposta contenuta in una lettera inviata ai ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza dal presidente della Conferenza delle regioni Stefano Bonaccini. Solo l’ultima brutta notizia per il mondo neve, che si aggiunge a quella della scorsa settimana del Cts (che richiedeva di apportare delle modifiche alle linee guida del protocollo di sicurezza delle Regioni stabilito a fine novembre) e alla situazione critica di questa stagione invernale che fatica a decollare.

In particolare nella lettera viene sottolineato che “allo stato attuale, causa anche il recente andamento epidemiologico a livello internazionale che non ha agevolato l’assunzione delle necessarie decisioni, si ritiene non ricorrano le condizioni tali da consentire iniziative e azioni programmabili per permettere l’apertura degli impianti il giorno 7 gennaio”. In attesa “delle necessarie linee guida, quale documento indispensabile per l’avvio della stagione invernale, la Conferenza delle regioni e delle province autonome” chiede “di ridefinire la data stabilita al 18 gennaio 2021 per l’apertura degli impianti nelle stazioni e comprensori sciistici agli sciatori amatoriali”.

L’assessore provinciale al turismo Roberto Failoni aveva indicato il 25 gennaio o il 1° febbraio come possibili date per la riapertura ma, come riporta l’Adige.it, per il presidente dell’Apt Campiglio-Rendena Tullio Serafini “poco cambia”, perché quelle nel caso sarebbero “davvero l’ultima possibilità di dare avvio alla stagione. “La nostra skiarea”, dichiara infatti, “è già attrezzata in sicurezza, con skipass prenotabili e ingressi contingentati. I nostri operatori sono divisi tra lo scoramento nel veder slittare ancora in avanti la possibilità di cominciare a lavorare e la speranza di poter salvare almeno febbraio con il carnevale e marzo, fino a Pasqua. Se le regioni fossero aperte ma gli impianti chiusi, calcoliamo che salveremmo non più del 15-20% degli introiti. Anche molte seconde case in questi giorni sono vuote”.

Far partire la stagione “da febbraio in poi, avendo già perso Immacolata, Natale e settimane bianche di gennaio, significa salvare almeno il 30-35% del fatturato, osserva Cristian Gasperi, general manager delle Funivie Folgarida Marilleva in Val di Sole. “Darebbe un senso ai sacrifici fatti finora per contenere la pandemia. Che l’apertura al 7 gennaio slittasse si era capito, ne è conferma il fatto che prenotazioni non ne stavano arrivando. Per far partire lo sci ci vogliono le prenotazioni alberghiere: il personale si trova, gli impianti si fanno ripartire, la neve naturale è abbondante, le piste si preparano, ma servono gli sciatori. Serve che le regioni siano tutte gialle e che l’effetto vaccino abbia un traino positivo. Non disperiamo nemmeno di avere turisti dall’estero, ma sarà fondamentale capire quali saranno le regole: tamponi obbligatori? Quarantena appena arrivati? Chiaro che tutto questo lo renderebbe impossibile. Lo Skirama ha già le tecnologie per contingentare gli ingressi. Dobbiamo capire di quali numeri si parla”.

Più positivo Cavalese Giancarlo Cescatti, direttore dell’Apt Val di Fiemme: Siamo fiduciosi e non perdiamo la speranza. In una stagione così complicata servirebbe avere date certe, perché i servizi fondamentali intorno allo sci non si possono improvvisare”.

Meno ottimista Daniela Vecchiato, direttrice dell’Apt dell’Alpe Cimbra (Altipiani di Folgaria, Lavarone, Luserna): “Non esagero se dico che i nostri operatori sono alla disperazione per i mancati guadagni e per l’enorme incertezza che grava sui ristori e la possibilità di salvare almeno un pezzo di stagione. Sappiamo che non dipende dalla volontà della politica, ma dall’evolversi della pandemia. Lavorare almeno a febbraio e marzo è meglio di niente e sarebbe importante più dal punto di vista psicologico che economico. Ma mi sembra che le variabili siano ancora troppe. Come mondo della montagna, ci sentiamo sicuramente abbandonati e bistrattati.