22 Dicembre 2020

Martedì 22 dicembre, tramite una diretta Facebook, si è svolto il secondo appuntamento di Skipass Panorama Turismo – Live streaming con l’intenzione di chiarire alcuni aspetti relativi alla possibile apertura degli impianti prevista per i 7 gennaio.

I protagonisti sono stati Marco Momoli direttore di Modena Fiere, Valeria Ghezzi presidente di ANEF, Lorenzo Conci presidente del comitato 3Tre di Campiglio, Tullio Serafini presidente dell Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio – Pinzolo – Val Rendena, Rolando Galli presidente del Consorzio APM e di SAF – Società Abetone Funivie e Giampiero Orleoni presidente Arpiet Associazione regionale piemontese delle imprese esercenti trasporto a fune.

Il format digitale proposto da Skipass nasce inizialmente per colmare la mancanza della tre giorni modenese, ma visto il successo avuto, grazie alla discussione circa temi di estrema attualità, vuole diventare un appuntamento fisso consentendo così agli appassionati di vivere una fiera che dura 365 giorni l’anno. La speranza è quella di poter discutere, nei prossimi appuntamenti, di tematiche decisamente più piacevoli.

In diretta dalla 3Tre di Campiglio, sulla quale nel tardo pomeriggio si disputerà la tappa italiana, a porte chiuse, di slalom speciale di Coppa del Mondo, Lorenzo Conci racconta quanto, nonostante tutte le difficoltà dettate dal momento, gli organizzatori e la società impianti abbiano fatto un’ottimo lavoro per garantire un manto nevoso impeccabile per il disputamento della gara. “Quella di Campiglio è una bella occasione per parlare di sport attivo e di montagna. Al momento con la luce, non si notano le luci spente di Campiglio a causa del lockdown e l’assenza di pubblico, ma stasera l’atmosfera sarà diversa”. Sarà una 3Tre diversa, ma come sempre entusiasmante.

Anche Tullio Serafini dice la sua circa le ultime decisioni prese dal Governo: “Noi siamo pronti perché prima o poi, questa stagione, dovrà partire e Campiglio si sta attrezzando con tante iniziative. Dobbiamo solo aspettare che questa stagione difficile possa iniziare”.  E continua: “In un’ottica di apertura impianti le difficoltà sono le stesse sia per un grande comprensorio sciistico che per una piccola stazione. Quelle maggiori le dovranno affrontare gli imprenditori in quanto l’assunzione del personale e di tutta la manovalanza che normalmente serve per la gestione di una stazione, costituiscono un impegno non indifferente. Nel periodo natalizio, viste anche le recenti restrizioni non pensiamo che arriverà molta gente”.

È intervenuta anche il presidente di ANEF, Valeria Ghezzi, facendo il punto sulla situazione dell’emergenza del settore. “Se avessimo avuto una risposta sulle aperture staremmo già lavorando per aprire. Abbiamo una situazione sanitaria che non tranquillizza. Oggi c’è grande incertezza e non sappiamo se realmente il 7 gennaio potremo aprire. È difficile pensare a come aprire non avendo un protocollo approvato dal CTS, soprattutto. Se non lo approvano entro Natale, ed è impensabile arrivati a questo punto, il 7 non potremo aprire. I governatori dei territori di montagna hanno fatto di tutto per darci una mano, la speranza che ci resta è riuscire ad aprire nella seconda metà di gennaio, che a oggi è l’obiettivo realistico, ma serve che calino i contagi per ottenere questo. Abbiamo scritto a diversi membri del governo, anche tramite Confindustria, ma ad oggi non abbiamo ancora raccolto certezze sul futuro. Mi sono resa conto che vista l’evoluzione della situazione pandemica è molto difficile avere un confronto risolutivo su questi temi”.

Valeria Ghezzi prosegue il suo intervento puntualizzando che il problema non è, però, solo nazionale, infatti sia Austria che Svizzera non hanno mai chiuso, e si auspica che questo potrebbe essere un incentivo anche per  l’Itaia che certo non può restare l’unico territorio delle Alpi a non aprire le stazioni sciistiche. Anche la Francia ha un obiettivo di apertura e chiarezza sui ristori, cosa che invece l’Italia non ha, “Noi siamo tutti pronti, nel momento in cui si potesse aprire, a rimboccarci le maniche e farlo nel tempo più breve possibile, ma abbiamo bisogno di risposte che non arrivano”.

L’impatto economico della chiusura resta centrale nell’analisi dell’emergenza. «Dai conti che ho fatto, sul piano economico conviene aprire, se si riesce a farlo, entro fine gennaio o al massimo ai primi di febbraio. Se si andasse oltre non converrebbe più. Intanto per un motivo strettamente economico: non guadagneremmo, ma potremmo ridurre i debiti. Poi, per tenere in vita le nostre stazioni dando lavoro alla nostra gente e mantenere la montagna in vita. Noi vogliamo aprire – conclude Valeria Ghezzi -, faremo il possibile e anche l’impossibile, seppure tra mille incertezze, però non vogliamo e non dobbiamo illudere nessuno. Per noi questa non è solo una sciata, ma una questione di vita o di morte. È un pezzo di economia del Paese che rischia di scomparire. E finora non sono stati stanziati adeguati ristori per i lavoratori del settore, gran parte dei quali sono stagionali, così da aiutarli ad affrontare questa crisi così lunga».

Rolando Galli, presidente del Consorzio APM e di SAF – Società Abetone Funivie, è anche un atleta master, e fino ad oggi ha potuto allenarsi in quanto regolarmente tesserato Fisi. “Come dice Valeria anche in Appennino c’è tutta una filiera allo stremo. L’anno scorso l’inizio stagione non è stato dei migliori, poi quando le condizioni ambientali ci hanno consentito di lavorare bene, abbiamo dovuto chiudere causa Covid. Quest’anno c’è neve, ne abbiamo circa un metro in a bassa quota e due in alto, ne è prevista altra per le vacanze natalizie. Sarebbe davvero potuto essere un bianco Natale e invece richiamo diventi un Natale nerissimo!”. Per quanto riguarda invece la politica dei rimborsi degli skipass stagionali già erogati si dovrà valutare il da farsi, nella speranza che si riesca ad agevolare tutti.

Altro protagonista dell’evento è stato Giampiero Orleoni, presidente Arpiet Associazione regionale piemontese delle imprese esercenti trasporto a fune, che era presente in piazza Castello a Torino durante la manifestazione pacifica. “Sono uno dei promotori dell’evento perchè sono anche maestro di sci, iscritto al Collegio piemontese. Siamo scesi in piazza proprio per far capire che la montagna e lo sci  non sono solo gli impianti a fune ma dietro c’è un mondo che lavora, che produce, che crea ricchezza, che crea pil a livello regionale e nazionale, cosa che, a quanto pare, non sembra essere molto recepita da parte di chi di governa. La notizia appena arrivata dal presidente Roda non ci voleva, non consentire gli allenamenti ai ragazzi degli sci club significa bloccare anche quel poco di lavoro che stava avvenendo sulle piste da sci, qualcosina le stazioni stavano guadagnando, anche gli allenatori e i ristoratori”. Senza contare che questo blocco metterà tutte le persone qualificate nella condizione di cercare altri lavori per portare a casa lo stipendio, il che significherebbe la perdita per il settore di figure altamente specializzate. “Sembra esserci una sorta di accanimento per cui non riesco a darmi una ragione; penso che tutto questo sia iniziato a marzo quando il ministro Boccia davanti a tutta Italia ha comunicato laa chiusura degli impianti sciistici perchè, con la loro apertura, hanno contribuito alla diffusione del virus, e sulla scia di queste idee oggi gli assembramenti che si creano nei centri delle città e nei centri commerciali non sembrano essere un problema, ma la coda che si è formata per qualche minuto a Cervinia sì. A Roma non hanno la visione reale di quello che è il nostro mondo cosa che invece hanno chiara nelle regioni, grazie all’indotto che il mondo neve produce”. 

Insomma, sul fronte apertura impianti non ci sono notizie che possono confortare l’intera filiera della neve. Il 7 gennaio si avvicina e il CTS non ha ancora dato il proprio via libera. Bisognerà prendere in considerazione un ulteriore rinvio?