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Al claim #neveinpiazzacastello il 14 dicembre 300 maestri di sci del Piemonte si sono ritrovati in Piazza Castello a Torino, sotto il Palazzo della Regione, in accordo con il governatore Cirio con l’obiettivo di chiedere ristori adeguati per la propria categoria che, privata della possibilità di lavorare, è in ginocchio come l’intera filiera dell’industria neve.

La protesta è stata organizzata dall’Amsao, Associazione Maestri di Sci Alpi Occidentali, per rappresentare 3000 maestri di sci e 90 sci club piemontesi che, a causa di questo non inizio stagione, subiranno importanti ripercussioni che si rifletteranno anche nei prossimi anni.

Chiediamo ristori al governo, ma intanto facciamo la nostra parte, e diamo 2mila euro per ogni maestro di sci, come bonus per i mancati incassi dei 15 giorni delle vacanze di Natale che per un maestro di sci possono voler dire anche metà del fatturato” ha sostenuto Cirio durante la manifestazione pacifica.

Anche l’assessore allo sport Fabrizio Rocca si schiera accanto al movimento dei maestri di sottolineando, ancora una volta, quanto il comparto invernale, fatto di sport e turismo, sia uno snodo strategico indispensabile per il Piemonte.

La non partenza della stagione sciistica a dicembre per i maestri di sci, per cui le vacanze natalizie sono da sempre un momento fondamentale, è sinonimo di non guadagno: “La chiusura degli impianti durante le vacanze ci porta a perdere il 50% del fatturato della stagione. Siamo reduci anche di due mesi persi alla fine della stagione scorsa, quelli di marzo e aprile; una perdita insostenibile per questi professionisti. Senza ristori concreti l’economia montana non può sopravvivere, e neanche tutte le famiglie ad essa legate. Questa perdita si aggira intorno al miliardo di euro, che viene meno su tutta l’economia della regione Piemonte”, queste sono le parole di  Gianni Poncet, presidente Amsao.

I maestri di sci chiedono sono di avere delle regole, ulteriori, in modo da poterle applicare, lavorando. Per una categoria abituata alle leggi che la montagna impone questo non sarebbe assolutamente un problema, soprattutto perchè si tratta di uno sport individuale, all’aria aperta e per di più, svolto in movimento. Certo, l’unico anello debole della catena sarebbe le code agli impianti, ma con il giusto contingentamento e la regolazione degli accessi, sarebbero tenute sotto controllo.

“Se si proroga è un dramma. La salute per prima, ma bisogna tenere in considerazione anche tutto quello che si è visto in questi giorni nelle vie della città, che non rappresenta  la sicurezza. Noi sulle piste invece possiamo assicurare una sicurezza maggiore. In caso di chiusura è importante avere il giusto ristoro, i 600€ dell’ultimo lockdown non possono certamente bastare per persone che hanno famiglie da mantenere”, dichiara Marco Vottero, vicepresidente del Collegio regionale maestri di sci del Piemonte.

È esattamente questo su cui puntano i professionisti della neve, essere presi in considerazione nel giusto modo. Insegnare a sciare non è un divertimento, bensì un lavoro su cui contano moltissime famiglie. Famiglie che al loro interno hanno più di un maestro di sci tra i loro componenti. E nel caso in cui non fosse possibile riuscire a dare ristori adeguati per tutti, la soluzione deve essere quella di convivere con il virus, consentendo quindi il mantenimento dell’economia.

“Dire che lo Stato ci ha abbandonato è una realtà. Tutte le assosciazioni di categoria, oltre a noi maestri di sci, impianti a fune e federazione, hanno preparato un decalogo che consentiva  di sciare  in sicurezza durante le vacanze di Natale. Quindi l’apertura con le regole applicate sarebbe stata fattibile”, continua Gianni Poncet.

La regione Piemonte ed il suo presidente Alberto Cirio erogheranno un contributo di duemila euro a ogni maestro di sci, ed un ristoro destinato anche a chi esercita la professione in modo saltuario.