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16 Dicembre 2020

Una schema di decreto legislativo costringerebbe a munirsi di dispositivi a oggi obbligatori solo per chi pratica lo scialpinismo. Secondo quanto emerge dall’articolo 24 dello schema di decreto legislativo (in attuazione delle legge delega n. 86 del 2019 di riforma delle sport) sulla sicurezza nelle discipline sportive invernali, presto tutti i frequentatori di ambienti innevati dovranno munirsi obbligatoriamente di “sistemi elettronici di segnalazione e ricerca (Artva), pala e sonda da neve omologati”. Al momento il governo ha trasmesso al parlamento il testo per il parere delle commissioni cultura, che prevede anche una sanzione da 100 euro a 150 euro per chi verrà colto in fragrante.

Attualmente l’articolo 17, comma 2, della legge n. 363 del 2003 stabilisce che i praticanti di scialpinismo devono munirsi della strumentazione idonea per garantire il corretto soccorso “laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe”. Il nuovo testo (art. 24, co. 2), invece, non solo obbliga la presenza di Artva, pala e sonda da neve omologati ai praticanti di scialpinismo e sci fuoripista a prescindere dalle condizioni del terreno, ma include “coloro che effettuano attività escursionistiche anche con racchette da neve (ciaspole).

L’escursionismo di fondovalle, dunque, viene equiparato a discipline come freeride e skialp. Una novità che ha scatenando la reazione del popolo della montagna, tra cui quella di Gian Paolo Boscariol, responsabile della delegazione romana della presidenza nazionale del Cai, che l’ha definita “una mostruosità giuridica”. “Applicando letteralmente il testo, se vado a fare una escursione a piedi – anche senza calzare le ciaspole – in un ambiente innevato (ad esempio, una passeggiata in un bosco) devo essere munito di Artva, pala e sonda”.

Quale pericolo di valanga ci può essere facendo una escursione in un bosco? Chi scrive questi testi è mai stato in montagna d’inverno?” si domanda. “Si tratta di una limitazione alla libertà di movimento non tollerabile, in nome di regole di sicurezza oggettivamente inesistenti”.

Un obbligo che condizionerebbe gli escursionisti meno abbienti a rinunciare a queste attività, considerando che un Artva costa intorno ai 300 euro”, afferma ancora Boscariol. “Forse gli unici beneficiari della norma sono i produttori di tali strumenti”, dato che anche gli affittuari di ciaspole dovrebbero munirsi degli stessi e affrontare importanti spese.

“Le escursioni in ambienti innevati vanno effettuati non con divieti calati dall’alto”, continua, “ma con una seria attività di cultura della montagna, di formazione alla sicurezza e informazione, che certamente il Club alpino italiano ha da sempre svolto. Se poi vorrò effettuare una escursione in ambiente innevato sarà mia premura dotarmi di ciaspole, oppure se, a carattere alpinistico, di ramponi e piccozza e, in caso di ambienti a rischio valanghe, anche di Artva, pala e sonda. Ma sarò libero di decidere coscientemente e non per decreto”.