In questo articolo si parla di:

Promuovere il ruolo dell’oceano e sensibilizzare tutte le generazioni affinché si possa lavorare insieme alla creazione di un futuro più sano, resiliente, produttivo e sostenibile. Questo è il grande obiettivo che si è posto “Verso la Generazione Oceano”, l’evento divulgativo svoltosi il 22 ottobre, presso il Teatro No’hma di Milano e in diretta streaming, dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO) insieme a Worldrise, associazione attiva nella salvaguardia dell’ambiente marino.

Il 5 dicembre 2017 è una data particolarmente importante in quanto l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che il prossimo decennio (2021-2030) sarà dedicato alle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile. Un risultato estremamente importante che in realtà è solo un punto di partenza a sostegno del quale è dedicato “Verso la Generazione Oceano”, al quale hanno partecipato numerosi rappresentati delle istituzioni.

“La scienza è veramente una forza trainante per lo sviluppo e la sopravvivenza della nostra specie. E la ricerca oceanografica ha bisogno di diventare più operativa per salvare il nostro oceano e la nostra società nel recupero della nostra salute. Qual è la prospettiva per il benessere di tutti? È proprio questo il ruolo rivoluzionario e trasformativo del Decennio delle Scienze del Mare: gestiremo l’oceano in maniera più sostenibile basando questa gestione su di una scienza più capace […] Abbiamo bisogno di spingere per un cambio di comportamento in relazione all’oceano e per poter fare questo è fondamentale l’educazione all’oceano”. Queste le parole di Vladimir Ryabinin, Segretario Esecutivo della Commissione Oceanografica Intergovernativa che ha aperto la giornata.

Sono seguiti poi gli interventi di Ana Luiza Thompson-Flores, Direttore Ufficio Regionale UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa, Livia Pomodoro, Presidente del Teatro No’hma, Lamberto Bertolè, Presidente del Consiglio Comunale della città di Milano, Massimo Gaudina, Head of the European Commission’s Regional Representation of Italy, Rosalia Santoleri, Presidente Commissione Oceanografica Italiana, Claudia Sorlini, Vice Presidente Fondazione Cariplo e Alberto Martinelli, Presidente Fondazione AEM-Gruppo A2A.

Mariasole Bianco

L’evento è poi entrato nel vivo con la testimonianza di Mariasole Bianco, Presidente di Worldrise Onlus, esperta di conservazione dell’ambiente marino e divulgatrice scientifica, che ha introdotto il pubblico nel “Pianeta Oceano”, termine con cui forse dovremmo chiamare il nostro pianeta poiché il 71% della sua superficie è ricoperta da un “immenso velo blu” che custodisce ben la maggior parte delle specie viventi. Mariasole Bianco sottolinea quanto ognuno di noi abbia di tutelare e salvaguardare il nostro oceano: “Il rapporto fra la specie umana e l’oceano è di totale interdipendenza: l’abbiamo sempre considerato tanto vasto da ritenerlo infinito e immune dall’influenza dell’azione umana. Ma non è così, il mare sta cambiando e la posta in gioco diventa allora molto alta perché ci stiamo giocando la linfa vitale del pianeta, il nostro futuro e quello di chi verrà dopo di noi”.

A seguire l’intervento di Francesca Santoro, specialista e coordinatrice del programma di educazione all’oceano della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO, che ha sottolineato quanto questo percorso sia il risultato dell’impegno della comunità internazionale per la salvaguardia dell’oceano. Stiamo infatti andando incontro a un’occasione unica per invertire la rotta, poiché questi anni saranno dedicati allo sviluppo di programmi di ricerca che risponderanno alle sfide che lo stesso oceano deve affrontare, dai cambiamenti climatici all’inquinamento da plastica.

Numerosi gli altri interventi che hanno costellato la mattinata giovedì 22 ottobre tra cui quello di Max Casacci, chitarrista dei Subsonica, che ha proposto in anteprima il suo brano “Oceanbreath”, realizzato interamente con i suoni dell’oceano e in uscita a fine novembre.

L’importanza dell’oceano nella lotta alle emergenze ambientali e della necessità di promozione di un’economia sostenibile è stato invece argomento di discussione per Giusy Bettoni, Fondatrice e CEO di C.L.A.S.S., Luca Panzeri, Responsabile R&D e Innovazione Qwarzo e Daniele Moretti, Caporedattore centrale di Sky TG24.

È seguito poi il dibattito moderato dalla giornalista Diana de Marsanich, il cui focus sono stati i cambiamenti climatici, la salute umana e la sicurezza alimentare. Tutte problematiche che riguardano ognuno di noi e che spesso si ha la tendenza a sottovalutare sulle quali sono intervenuti Simona Masina, Oceanografa fisica del Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, il Professor Antonio Pietroiusti, Direttore della scuola di specializzazione in medicina del lavoro di Tor Vergata, Livia Pomodoro, Presidente del teatro No’hma e Silvia Bartolini, Head of Unit Marine Environment and Water Industries dell’unità DG Environment European Commission.

II panel_Petroiusti, De Marsanich e Pomodoro

L’ultima tavola rotonda della giornata è stata intitolata “Insieme verso la Generazione Oceano”, e introdotta dalla Direttrice delle testate dell’area Infanzia RCS e membro del comitato organizzatore, Chiara Bidoli. Molti ospiti hanno regalato il loro contributo, Caterina Stagno, Direttore Esecutivo nucleo inclusione digitale della RAI, Arianna Mancuso, membro del Marine Science Group dell’Università di Bologna, ricercatrice National Geographic explorer, Pino Cuttaia, Chef pluristellato ristorante La Madia, Daniela Mainenti, fondatrice di Donne di Mare, Anne De Carbuccia, Artista e Presidente di “One Planet One Future”, Fabio Ventoruzzo, Head of Corporate Responsibility di AXA Italia, Francesca Spagnolo, Head of Product Marketing di Pomellato e DoDo e, infine, Sophie Reux, fondatrice di Tēnaka

III Panel Mainenti, Bidoli, De Carbuccia e Mancuso

A conclusione della giornata il premio dell’Oceanthon è stato consegnato da Davide Villa, CMO di E.ON Italia che ha premiato il progetto vincitore dell’hackathon digitale i cui partecipanti hanno sviluppato 11 idee innovative per rispondere alle sfide stabilite dal Decennio. E.ON Italia accompagnerà i vincitori dell’hackaton nel percorso di implementazione e sviluppo del loro progetto, condividendo con il team il proprio know-how e la propria expertise.

Main Partner di “Verso la Generazione oceano” sono: AXA Italia, Qwarzo e DoDo di Pomellato.

Intervista a Francesca Santoro

In occasione dell’evento abbiamo intervistato Francesca Santoro, specialista e coordinatrice del programma di educazione all’oceano della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO. Ecco un’anteprima dell’intervista integrale che sarà pubblicata sul n.11 di Outdoor Magazine

Quanto possono influire realmente 10 anni sui più di un secolo in cui l’uomo è l’attore principale del cambiamento climatico che coinvolge anche l’oceano?

Putroppo stiamo già assistendo ad alcuni danni irreparabili come la perdita dei coralli. In realtà circa un anno fa l’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change, ha pubblicato un rapporto speciale sulla connessione tra clima e oceano, all’interno del quale è riportato quanto il cambiamento climatico e tutte le sue conseguenze come l’innalzamento delle acque oceaniche stia avvenendo molto più velocemente di quanto si pensi. Lo stesso rapporto però vuole anche comunicare che “siamo ancora in tempo”, se ora l’umanità decide drasticamente di ridurre le emissioni in atmosfera, possiamo ancora invertire la rotta; quindi questi dieci anni devono essere sfruttati per cambiare la capacità della ricerca non solo di descrivere i fenomeni, ma anche di fornire delle soluzioni concrete. Come ha raccontato la Dott. Masina facendo riferimento alle nature-based solutions dobbiamo essere in grado di osservare la natura, capendone al meglio il funzionamento, e cogliere le soluzioni che lei stessa ci fornisce, aiutandoci così a contenere gli impatti del cambiamento climatico. Un esempio concreto è quello della posidonia oceanica, una pianta endemica del Mediterraneo che crea delle praterie sino a 40 metri di profondità. Essa è in grado di fungere da freno alla forza delle onde che si infrangono sul litorali, rallentando la forza distruttiva di eventi significativi. Quindi venisse ripiantata la posidonia nelle aree maggiormente esposte, potremmo sfruttare queste praterie per limitare i danni.