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27 Agosto 2020

“Dalla Natura al Prodotto finito. Filiera produttiva km 0. Innovazione & Sostenibilità”. In questo claim è riassunto lo spirito e l’idea di N&B, Natura e Benessere, una Società Benefit impegnata da 30 anni nella produzione e ricerca di soluzioni cosmetiche bio. Una realtà che alle parole accosta i fatti ovvero prodotti di altissima qualità con una ricerca costante mirata all’innovazione di prodotto e un’attenzione reale alla sostenibilità. Inoltre, N&B ha acquisito la certificazione B-Corp, un movimento di circa 2.000 aziende nel mondo che contribuisce alla creazione di un nuovo modello di business come forza per fare del bene e regalare al mondo un futuro migliore.

L’azienda N&B, Natural is Better, nasce da un’idea di Domenico Scordari, salentino doc che, proprio in virtù dell’amore per il suo territorio, ha deciso all’età di 23 anni di dedicarsi agli antichi rimedi erboristici e fondare nel 1989 N&B Natura & Benessere, un piccolo laboratorio artigianale di produzione di estratti di erbe e soluzioni naturali da proporre a medici, farmacisti e dermatologi oltre che nei centri termali.

Domenico Scordari e la moglie Marinella

Un laboratorio diverso non solo nell’offerta, ma anche nella concezione visto che fin da tempi non sospetti, la sua attenzione si dirige verso la creazione di una filiera completa di produzione totalmente sostenibile: coltivazione bio, estrazione dei principi attivi bio, produzione di cosmesi naturale e bio, il tutto mettendo sempre al primo posto le persone e il pianeta con al centro il concetto People & Planet First.

Cosa vuol dire aver acquisito una certificazione B-Corp per N&B?
Vuol dire aderire a un movimento, vuol dire credere che quello della sostenibilità debba essere un trend da seguire per il futuro e non parlo solo dei consumatori e dei cittadini, ma anche da parte delle istituzioni. Diventare B-Corp era un processo naturale, visto che nel corso della nostra storia aziendale abbiamo acquisito tante diverse certificazioni non solo nella catena produttiva, ma anche nella formulazione stessa dei prodotti. Serviva un qualcosa che coinvolgesse tutto e tutti.

Quando avete deciso di aderire e iniziare il processo per attestarvi B-Corp?
Abbiamo iniziato il processo nel 2016 e siamo stati tra le primissime aziende in Italia. Ora mi fa piacere che questo movimento stia crescendo così tanto arrivando a coinvolgere grandi gruppi del mondo. Mi ha colpito il concetto alla base in grado di coinvolgere non solo il prodotto finale, ma tutto il mondo che vi ruota attorno, risorse umane comprese. Vuol dire anche “giravoltare” l’azienda, porre maggiore attenzione nell’atteggiamento reciproco nei confronti di personale e fornitori. Fortunatamente, eravamo già in linea con questa filosofia, ma abbiamo comunque dovuto metterci in discussione su alcuni aspetti. È stato un percorso stimolante e assolutamente arricchente.

A quattro anni di distanza dal primo contatto con le B-Corp com’è cambiata l’azienda?
Abbiamo fatto un percorso che è servito molto e ha rappresentato una guida vera e propria per intervenire sui comportamenti, stimolare il team ad agire, far sentire tutte le persone coinvolte nell’azienda come parte di una realtà che li mette al centro. È stato importante guardare con più attenzione gli aspetti energetici e i rapporti con i fornitori verso i quali abbiamo sentito una forte responsabilità a spingerli ad agire. Ci sono voluti circa 3 mesi per rientrare nei canoni richiesti da B-Corp: siamo partiti con un punteggio interessante vicino ai 95 punti su 200. Oggi siamo a 135 punti. Dall’inizio a oggi il processo B-Corp ci ha permesso di incrementare la qualità su moltissimi aspetti interni e di gestione dell’azienda. Oggi la nostra realtà è un contenitore che può essere utilizzato come punto di riferimento per spingere anche il mondo istituzionale ad agire.

Quindi pensa che anche la politica abbia il suo ruolo in questo processo?
Non solo lo penso, ma lo ritengo fondamentale. La mia grande preoccupazione non è tanto nel credere nella capacità delle aziende di produrre in modo etico, ma piuttosto nel riuscire a scaldare l’animo delle istituzioni politiche affinché vedano quanto sia necessario agire per non lasciarci soli nella sfida di salvaguardia del pianeta. Nel mio piccolo, quello che ho voluto fare è stato mettermi in prima linea per la difesa del territorio, qui in Salento.

Cosa vuol dire agire sul territorio e per il territorio, secondo lei?
Cercare in primis di impattare positivamente qui, dove siamo. Tutti i nostri collaboratori sono locali, giovani, ma anche dei padri o madri di famiglia in difficoltà. Una scelta che per noi ha avuto il significato di impattare a livello sociale. Al di là delle capacità e del curriculum, uno degli aspetti che leggo nelle candidature è quanto questa persona ha bisogno di fare questo lavoro e da dove viene. Inoltre, cerchiamo di stimolare molto il “fare” e questo ci ha reaglato collaborazioni lunghe e longeve il che significa che non solo il team cresce nell’azienda, ma fa crescere Natura e Benessere con loro creando una sorta di famiglia.

Quindi gli aspetti sociali sono importanti tanto quelli di produzione?
Assolutamente. Dal 2019 siamo diventati società benefit con la condivisione di successi con il team. Non mi piace chiamarli dipendenti, piuttosto interdipendendti visto che l’azienda stessa dipende fortemente dall’atteggiamento del proprio team. Il mondo B Corp mette insieme delle storie meravigliose e un cambiamento che può essere rapportato ad un sogno. Se non sei un sognatore, come puoi fare grandi cose?

Cosa c’è nel futuro di N&B Natura e Benessere?
Un’attenzione sempre più reale verso persone e pianeta. Lo vedo in mio figlio Pierluigi che oggi ha 25 anni ed è sustainability manager, una generazione che sa cosa vuol dire amore per la natura e responsabilità verso il pianeta. Se abbiamo migliorato il nostro punteggio lo dobbiamo molto a lui.