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23 Luglio 2020

L’Outdoor inustry si trova davanti a una grande opportunità di cambiamento. La campagna “Stop Hate for Profit” è l’occasione per prendere decisioni più consapevoli sul modo in cui opera. Parla Ryan Gellert, general manager EMEA di Patagonia.

La vostra adesione alla campagna “Stop Hate for Profit” da che ragionamento etico, ma anche economico, è arrivata?
Era da un po’ di tempo che qualcosa non andava rispetto a Facebook. La decisione di aderire a questa campagna però è dipesa da tre fattori principali: in primo luogo il movimento dei diritti sociali, secondo, la pandemia mondiale e terzo, che forse ci tocca da vicino in quanto americani, l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali. Quando metti insieme tutto questo e vedi come argomenti così importanti sono stati trattati (o meglio, non considerati) da Facebook con il suo proliferare di false informazioni e ci aggiungi anche tutto il discorso ambientale, allora ecco che ne deriva una scelta etica obbligata. È quello che abbiamo fatto noi aderendo a questa campagna.

Amore per la natura e attenzione per un’economia sostenibile. Nell’ultimo periodo il settore outdoor si sta spingendo molto in questa direzione a livello di marketing. Quanto è davvero pronto però questo settore di mercato a un reale cambio di paradigma?
Penso che molte cose positive stiano accadendo in questo preciso momento storico, in particolare rispetto a questi temi che riguardano più la giustizia sociale che effettivamente la sostenibilità ambientale. Ciò che mi rende positivo in questo senso è che le prime grandi realtà che hanno reagito aderendo a questa campagna sono stati due brand del mondo Outdoor, con The North Face come primo e noi subito dopo. Questo mi lascia pensare che in questo momento le aziende che parlano di outdoor, di attività all’aria aperta, di benessere e condivisione, stiano davvero incarnando questi ideali anche nelle loro scelte.

Avevate previsto questa adesione a catena da parte delle altre aziende dell’industria outdoor?
Due cose: penso che il primo brand in assoluto ad aderire sia stato The North Face, quindi voglio riconoscere a loro il grande merito di aver “aperto” la pista. Noi abbiamo seguito a stretto giro sapendo cosa volesse dire per noi, ma ovviamente sperando di essere un esempio per altre aziende, non solo outdoor, in tutto il mondo. E ci ha stupito in modo positivo vedere il grande seguito che questa campagna ha avuto. Noi poi abbiamo deciso di prolungare la nostra adesione estendendola anche dopo la fine di luglio e agendo sia su Facebook che su Instagram e lo stiamo facendo a livello globale.

L’intervista completa verrà pubblicata su Outdoor Mag 7