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28 Aprile 2020

A Chiavari, in Liguria, Federico Bocchia è tornato in alto. Il nuotatore classe 1986 originario di Parma infatti ha fatto parlare di sé per il suo ritorno in Nazionale dopo un periodo sottotono e per aver fermato il cronometro sul suo personale nei 50 stile libero appena pochi mesi fa. E sempre a Chiavari lo “squalo” sta vivendo la sua quarantena che da due mesi lo sta tendendo lontano dall’acqua clorata.

Eppure Federico non si abbatte, le sue sono parole di determinazione e voglia di tornare a dimostrare la voglia di vincere e il suo amore per questo sport, l’unico capace di trasmettergli l’adrenalina necessaria per spostare l’asticella ogni giorno un po’ più in là. Bocchia è entrato a far parte del team Elite di Speedo e con il brand ha realizzato dei circuiti di allenamento disponibili sul profilo Instagram di Speedo Italia, accessibili a tutti.

Federico Bocchia, come stai? Come stai vivendo questi giorni?
Io sto bene, sono sempre positivo anche se sono due mesi che non mi alleno come vorrei. Purtroppo nessuna piscina si è presa il rischio di aprire per noi pochi nuotatori professionisti della regione e così mi devo destreggiare per inventarmi qualcosa tra i mobili di casa. Però dai, ne approfitto per riposare un po’ anche perché a breve gli impianti all’aperto dovrebbero poterci dare la possibilità di nuotare.

Parli di Regione Liguria?
Sì, la mia quarantena la sto passando a Chiavari, anche se io sono Emiliano, nato e cresciuto a Parma. Qui in Liguria ho sempre avuto una casa di famiglia, era “il mio luogo” per l’estate. E il destino ha voluto che trovassi proprio qui un’occasione lavorativa che oggi definisco perfetta e che è stata in grado di risollevarmi da un periodo un po’ di limbo.

Vuoi dirci di più?
Avevo praticamente smesso di nuotare. Due anni fa disputai una stagione davvero sottotono e pensai fosse arrivato per me il momento di fermarmi. Così sono andato a lavorare in azienda da mio padre, una società di informatica dove ho cominciato facendo un tirocinio per capire come funzionasse il lavoro “da scrivania”. Diciamo che non ci stavo benissimo, la vita sedentaria non fa per me, sentivo di aver ancora bisogno di provare la tensione delle gare, l’adrenalina, la fatica degli allenamenti. Un giorno guardando una gara in tv ho visto un ragazzo che conoscevo di vista ma di cui non avevo mai sentito parlare a livello sportivo per i suoi risultati, fare un super tempo durante una gara. Mi chiesi come avesse fatto a crescere così velocemente e scoprii che si stava allenando a Chiavari. Mi sono informato, ho fatto una serie di colloqui con lo staff tecnico e nel giro di poco tempo mi sono trasferito per tornare a nuotare.

Col senno di poi, è stata una decisione vincente?
Decisamente sì! Per me ha rappresentato l’ennesima scommessa per rilanciarmi. Nel giro di due stagioni, sono tornato nel giro della Nazionale. E, nonostante il sia il più vecchio nuotatore in attività, sento di poter ancora raggiungere dei super obiettivi. Sono più motivato che mai. Stavo lavorando intensamente per le qualificazioni olimpiche. È stata una sorta di rinascita perché ero come in un limbo prima, ho provato a fare tante cose. Sono tornato a Parma, ho cambiato modo di allenarmi, ma niente. Anche in azienda poi mi sentivo letteralmente un pesce fuor d’acqua e allora ho capito quanto fossi fortunato a essere un atleta, a fare quello che stavo facendo.

Una sorta di rinascita?
Totalmente. Il fatto è che quando fai sempre le stesse cose, finisci per darle per scontate. Solo quando non puoi più farle ti accorgi di quanto eri fortunato, di quanto quella vita ti piacesse e fino a che punto può arrivare la mancanza. È un po’ quello che stiamo vivendo oggi con questa situazione di emergenza sanitaria. Cerchiamo di approfittare di questo stop forzato per rivalutare il tutto, capire cosa è importante davvero e focalizzarci su degli obiettivi.

E dopo aver acquisito questa consapevolezza, come stai?
Davvero bene. Finché il fisico terrà e ci sarà la motivazione io non voglio fermarmi. Ho trovato l’ambiente ideale dove sia lo staff che il mio brand, Speedo, mi fanno sentire importante. Il nuoto è uno sport molto mentale, ci vogliono forti motivazioni per reggere degli allenamenti che spesso sono strazianti.

Come si fa a trovare sempre una motivazione?
Ognuno deve avere un obiettivo e una motivazione personale. Io le mie le ho trovate e so cosa voglio. Il rientro in Nazionale era il mio sogno. Da Rio non partecipavo a un evento internazionale e la cosa mi faceva stare male. Puntavo quest’anno alle Olimpiadi, ma vorrà dire che l’anno prossimo punterò a quelle e ai Mondiali. Però questo è quello che seve a me, ogni atleta deve trovare i suoi obiettivi e le sue motivazioni. Bisogna essere realisti e puntare a dove si può arrivare. La cosa importante è darsi un obiettivo e cercare di raggiungerlo senza mollare nel momento di difficoltà. Vedo troppe persone che mollano appena qualcosa non va come vorremmo ma il nuoto è uno sport severo e complicato. Deve prevalere la passione e l’amore per questa bellissima attività.

Addirittura amore?
Sì, per me è un amore vero e proprio. Poi io sono una persona passionale, impulsiva e credo che provare amore per questo sport sia la base di tutto. Mi dà forti emozioni a tutti i livelli e non solo quando gareggio ai mondiali, ma anche quando partecipo a gare secondarie e mi trovo a esultare per vittorie magari non così importanti. Il mio segreto è questo.

In Speedo hai ritrovato questo amore?
Decisamente. Infatti sono molto contento di essere entrato a far parte di questa grande famiglia. Non sono ancora riuscito ad esordire, ma uso Speedo da due anni e da lì nata questa collaborazione. Ci siamo trovati subito benissimo e, ripeto, il fatto che credano in me è il mio motore!