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10 Aprile 2020

In questi giorni il gruppo Oberalp, tra i primi a produrre e distribuire materiale (camici e mascherine) per far fronte all’emergenza (leggi QUI), è stato coinvolto in un caso politico relativo all’acquisto e distribuzione da parte della Provincia di Bolzano delle mascherine importate dal gruppo stesso. Il primo sito a sollevare il caso è stato il portale Salto.bz, che riporta:

“Come è noto, due settimane fa la Provincia ha ricevuto dalla Cina, con l’intermediazione della fabbrica di abbigliamento sportivo Oberalp di Bolzano, un ingente quantitativo di materiale protettivo destinato principalmente al comparto sanitario, tra cui un milione e mezzo di mascherine. Per la precisione 250.000 di tipo FFP2, altrettante di tipo FFP3 e 1 milione di mascherine chirurgiche. Poiché la certificazione era calibrata sul mercato cinese, si è reso necessario farle valutare ad un’agenzia europea. E qui arriva la sorpresa: nel documento finale emesso dal laboratorio viennese del Ministero della Difesa austriaco, “si sconsiglia di mettere in circolazione o utilizzare queste mascherine” a causa di difetti di fabbricazione che possono far scivolare la mascherina o addirittura lacerarla”. “L’azienda sanitaria altoatesina – secondo salto.bz – sarebbe stata a conoscenza della problematica ma non è intervenuta, limitandosi ad una circolare interna in cui raccomanda di indossare con la massima cautela le mascherine”.

Foto: ASP/Gnews

Una questione articolata – In realtà la questione è più articolata e abbiamo cercato di ricostruirla in modo più completo e nei dettagli.

Due settimane fa, infatti, la Provincia di Bolzano aveva bussato alla porta di Oberalp chiedendo, visti i contatti della stessa con la Cina, di fare da intermediario per la richiesta di materiale sanitario ormai irreperibile tramite i canali abituali. L’azienda ha fatto richiesta per un milione di mascherine chirurgiche, 500.000 mascherine di tipo FFP2 e FFP3 (250.000 ciascun tipo), tute protettive (400.000) e tute asettiche (30.000). La richiesta di importare materiale sanitario è arrivata anche da altri enti, tra cui SABES Alto Adige, dal Tirolo del Nord, dalla Protezione Civile Nazionale, dalla Croce Rossa austriaca e da altri. Nel giro di una giornata Oberalp ha prodotto un elenco nel quale si elencavano i prodotti che sarebbe riuscita a reperire sul mercato Asiatico e dal quale emergeva chiaramente che non sarebbe stato possibile soddisfare gli standard europei sotto tutti gli aspetti richiesti. I prodotti non sarebbero né stati certificati CE, certificazione solitamente richiesta per l’Europa, né avrebbero soddisfatto gli standard FFP2 e FFP3 comunemente utilizzati in Europa. Per queste ultime categorie sarebbe stato possibile offrire un prodotto che soddisfa lo standard di certificazione KN95 in Asia (GB2626-2006), completo di tutti i certificati e rapporti di laboratorio richiesti in Cina.  Sulla base dei suddetti documenti i committenti hanno basato la loro decisione di acquistare i prodotti offerti. Da considerarsi anche la raccomandazione della Commissione UE del 13 marzo 2020/403 che consente l’importazione di tutti i prodotti sanitari anche senza certificato CE, a condizione che siano in possesso dei necessari certificati nei rispettivi paesi di produzione. Da quanto detto sino ad ora si evince chiaramente che l’acquisto del materiale con certificazione KN95 è consentito dall’Europa ed è stato autorizzato da tutti i committenti. Il fatto che le mascherine non rispettassero le norme CE non è, quindi, una novità, come invece fa credere l’articolo diffuso dal portale Salto.bz.

 

Questa la risposta ufficiale dell’azienda – “Il Gruppo Oberalp non è un esperto di prodotti sanitari e certificazioni in questo campo. Pertanto, non possiamo giudicare se, nonostante gli standard di certificazioni diversi, i materiali protettivi offerti possano soddisfare o meno i requisiti. Non possiamo nemmeno giudicare in che misura le deviazioni dagli standard siano giustificabili in situazioni di emergenza. È un dato di fatto che la Commissione Europea con raccomandazione 403 del 13 marzo 2020 consente l’importazione di prodotti sanitari, anche senza certificato CE e a esenzione da dazi doganali, a condizione che siano in possesso dei necessari certificati nei rispettivi paesi di produzione. Questo regolamento è valido per il periodo della crisi legata al Coronavirus. Inoltre, tutti i nostri fornitori di dispositivi di protezione individuale sono elencati nella lista del governo cinese, datata 1° aprile, che autorizza l’esportazione in Europa dopo aver superato i controlli di qualità. A questo riguardo possiamo dire che, l’approvvigionamento di materiale sanitario sul mercato mondiale alla velocità e nella quantità richiesta è in primo luogo questione di pagamento anticipato immediato per l’intero ordine. In secondo luogo, una questione di consegna sicura e in terzo luogo una questione di possibilità di trasporto da Xiamen/Cina verso l’Europa. Finora siamo stati in grado di superare tutti questi punti critici e di consegnare tutti gli ordini in tempo. Tutto questo rafforza la nostra volontà di aiutare le istituzioni pubbliche con problemi di approvvigionamento insormontabili e di garantire che il materiale protettivo urgentemente necessario sia disponibile, piuttosto che lasciare che gli ospedali rimangano senza alcun materiale sanitario. Purtroppo, rimanere senza dispositivi medici è diventata una realtà in molti altri paesi europei. Abbiamo voluto opporci a questa alternativa”.

 

La conferenza stampa della Provincia – La vicenda si è chiarita ulteriormente nella conferenza stampa giornaliera indetta dai vertici della Provincia di Bolzano e che si è tenuta ieri sera (9 aprile 2020), nella quale è stato specificato quanto segue:

  • la SABES ha negato di aver omesso la non conformità delle mascherine alle vigenti normative CE e ha quindi diffidato il portale bz per le dichiarazioni fatte nell’articolo riportato in apertura
  • è stato fatto presente che le mascherine KN95 devono, nel nostro Paese e prima di essere utilizzate
  • ottenere l’approvazione dell’INAIL. E che, essendo la dichiarazione di conformità scritta in cinese è stato necessario farne la corretta approvazione e che le stesse sono ad oggi in attesa di approvazione. Nonostante ciò gli enti richiedenti hanno deciso di utilizzarle ugualmente (naturalmente non nelle terapie intensive) per il semplice motivo che l’alternativa sarebbe stata rimanere sprovvisti di presidi e operare senza le adeguate protezioni
  • le mascherine raccomandate dall’OMS sono le FFP3 (nei reparti di terapia intensia) e le chirurgiche nei reparti Covid. Le KN95, risultano avere un filtraggio da considerarsi una via di mezzo tra le FFP3 e le FFP2. Le KN95 sono di fatto state utilizzate non al posto delle FFP3 ma bensì al posto delle chirurgiche, garantendo quindi una protezione supplementare rispetto a quanto richiesto.

 

I costi di distribuzione – L’altra questione su cui è stata accesa la polemica, i cui contorni assumono però obiettivamente i toni della propaganda politica, è quella delle modalità e del costo della distribuzione delle mascherine gratuite. Si fa quindi riferimento in questo caso solamente al costo del corriere e della logistica, a carico delle Associazioni di Categoria (Associazione dei liberi professionisti altoatesini, Federazione Italiana Tabaccai, Confesercenti, Cna, Assoimprenditori, Bauernbund, Apa, Hgv e Unione commercio turismo servizi). In merito a questo il consigliere provinciale Diego Nicolini, Movimento 5 Stelle, ha fatto partire un’interrogazione intitolata: “6,40 euro per le mascherine acquistate dalla Provincia?”.

Foto: ASP/Gnews

Anche in questo caso abbiamo cercato di chiarire la situazione e di capire come siano andate le cose. Il gruppo Oberalp, su esplicita richiesta della Protezione Civile, ha preso l’incarico di: riceve le mascherine, metterle a magazzino, smistarle, gestire l’ordine da parte degli aventi diritto e gestire l’intera spedizione. Un lavoro per il quale l’azienda (dovendo sostenere dei costi) ha presentato un preventivo (euro 4,40 per il corriere, 1,50 euro per la logistica e 0,50 centesimi per la scatola, per un totale di 6,40 euro per ogni scatola spedita. Su questo tema l’azienda non si è sentita di dover dare spiegazioni per una semplice ragione: la decisione di far pagare il costo della consegna delle mascherine (i 6,40 euro a confezione di mascherine) alle Associazioni di Categoria è stata presa dalla Provincia di Bolzano unitamente alle associazioni stesse, che si sono rese disponibili ad assorbire il costo per tutti i loro associati. Nella domande dell’interrogazione presentata verso la Provincia da Nicolini, Oberalp non viene mai citata (l’interrogazione è disponibile e consultabile on line), nè è stata mai messa in discussione la congruità del prezzo per il servizio di logistica o inscatolamento, come invece hanno titolato alcuni giornali della stampa locale. Messa in dubbio, invece, l’efficienza del sistema attraverso il quale effettuare l’ordine (di fatto trattasi di una landing page dove la richiesta può essere fatta in pochi secondi), senza tuttavia ipotizzare le alternative per la distribuzione delle 20.000 mascherine in questione, nelle corrette quantità.

Tatiana Bertera