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23 Gennaio 2020

Lo si può definire “poco soddisfacente” il 2019 della filatura italiana e questo in antitesi rispetto ai due anni precedenti che erano risultati favorevoli. A fare il bilancio dell’attività è il Centro Studi di Confindustria Moda per Smi che, effettuando delle elaborazioni preliminari, ha stimato un calo del 5,8% del fatturato totale rispetto al 2018, pari a 2.760 milioni di euro. In area negativa anche il valore della produzione (-5,4%), export e import.

Chi ha sofferto maggiormente vivendo così mesi difficili sono state la filatura laniera, che copre l’80% del turnover, e la filatura cotoniera, mentre fa eccezione il comparto liniero, per il quale si conferma il trend positivo del 2018.

Il settore, tra l’altro, non sembra essere stato avvantaggiato dell’indebolimento che ha interessato le quotazioni della materia prima nel corso del 2019, mentre era stato afflitto dai rincari del 2018.

Anche dal punto di vista dell’export si avverte un calo pari al 4,9%, rispetto al +2,9% dell’anno precedente per un totale di 806 milioni di euro, mentre l’import (857 milioni) dovrebbe registrare un decremento del 3,1%. Il saldo commerciale si conferma negativo a 50 milioni di euro, in peggioramento rispetto ai -36 milioni del 2018.

Scendendo nel dettaglio del commercio estero, i dati Istat relativi ai primi dieci mesi del 2019 confermano l’inversione di tendenza rispetto al 2018, con una flessione delle vendite estere del 4,2%, per un totale di 704 milioni di euro.

In particolare i filati in cotone perdono l’8,2%, i filati in lana pettinati e i misti chimico/lana cedono rispettivamente il 7% e il 13,8% e i prodotti per aguglieria frenano al -0,6%. Best performer sono i linieri, che guadagnano il 19,4% e i lanieri cardati (+2,6%).